La passeggiata del piccone

Roma eterna, anno 1910…

“Roma, finalmente, va ad avere la famosa passeggiata archeologica che il divo Guido Baccelli annunziò ventitré anni addietro, e che, allora, doveva essere attuata con la spesa di cinquanta milioni, ed oggi si cerca di attuare spendendone appena sei. Roma, la città delle passeggiate deliziose, romantiche, classiche, signorili, incantevoli — villa Borghese e villa Doria Pamphili prime fra tutte — non aveva probabilmente bisogno di questa nuova passeggiata archeologica. Ma tant’è, essa era stata messa come uno dei numeri principali del programma delle grandi novità che Roma deve inaugurare nel 1911, ed ormai il piccone demolitore ha spinta molto avanti la sua opera di trasformazione, che, a giudizio di critici e competenti, gelosi della classica bellezza di Roma antica e medievale, è stata opera deplorevole di devastazione. Tutta la zona, varia, ondulata, segnata caratteristicamente da antichi monumenti, da chiese, da gruppi di piante, da muri di cinta pittoreschi, da antiche case rustiche originali, da vigne romane tipiche, la zona che va dal Colosseo fino a Porta San Sebastiano, passando di fianco alle Terme di Caracalla, è stata trasformata in un’ampia radura pianeggiante, dove tutto ha dovuto cedere alla furia del piccone demolitore e ad una profana febbre livellatrice.”
(L’Illustrazione Italiana)

“C’era un parapetto quattrocentesco, che si chiamava la Vignola, e che qualcuno voleva perfino attribuire al Bramante, ed è stato demolito, nascostamente, maliziosamente, di notte, dopo aver promesso che si sarebbe rispettato; c’era una edicoletta cristiana, alla cui grata i pastori che entravano da Porta San Sebastiano appendevano i fiori dell’Agro, ed è stata atterrata nonostante che Corrado Ricci se ne fosse interessato personalmente; c’era un gruppo di costruzioni medioevali sull’antica Porta Capena, costruzioni importantissime per la topografia della Roma cristiana e sono oramai in via di demolizione senza  speranza di un tardo ravvedimento; c’erano due bei portali che aprivano l’ingresso dell’Orto Botanico sulla piazza di San Gregorio, portali che Gregorio XVI aveva fatto edificare per nascondere l’asimmetria di quella piazza e che del pontefice portavano le consuete iscrizioni magnificative, e sono stati demoliti; c’era la cancellata di Villa Guidi, caratteristica per i molti frammenti antichi murati nei suoi pilastri e per una curiosa lapide che rammentava una visita di Pio IX, una di quelle cancellate romane, quasi nascosta dai cespugli dei lauri e degli oleandri, ed è stata abbattuta, scomparsa la lapide, schiantati al suolo gli alberi e gli oleandri; c’erano parecchie centinaia di alberi d’alto fusto e se n’è fatta legna da ardere nell’unico scopo di livellare il terreno, togliendole appunto così la caratteristica dei terreni nostri, che sono pieni di movimento e hanno suggerito le più belle architetture di paesaggio che un artista possa concepire.”
Diego Angeli (Marzocco)

“Dalle Terme di Caracalla alla villa Mattei sul Celio, dalla chiesa di San Nereo e Achilleo fino al Settizonio e al Circo Massimo che, come si sa, è stato dai romani moderni convertito in gasometro, non esiste più che un deserto polveroso, una bella piazza d’armi, se non per le truppe vere, pei soldatini lattanti dei ricreatori romani. Vigne, case, casupole, compresa la bella Vignola di Prospero Boccapaduli, archi, mura, ruderi, prati, alberi, alberate, compresa l’olmata a piè della collinetta di Santa Balbina, tutto è scomparso. Polvere e fango, all’infinito. E su da quella spianata irta di biffe bianche e rosse, le muraglie delle Terme e gli archi colossali del Settizonio appaiono rimpiccioliti della metà. Un sorvegliante ai lavori di sterro mi spiega cortesemente che questo campo è un viale, o meglio sarà un viale largo sessanta metri, il quale, più vicino al Palatino, si dilaterà in una bella piazza con una bella fontana in mezzo a due belle statue moderne, ancora non si sa di chi o in onore di chi, poi costeggiando le Terme acconsentirà di ritornare viale finché, urtando il fianco dei Santi Nereo e Achilleo che son lì di traverso non per colpa loro, e la cui chiesa col suo campaniletto barocco sembra una locomotiva dimenticata sulla strada, dovrà purtroppo ridiventare piazza, e così sia…”
Ugo Ojetti (Corriere della Sera)

“La legge per la zona archeologica si sarebbe dovuta limitare alla sola espropriazione. Le somme che si spendono oggi per fare questi inutili e orrendi viali, si sarebbero dovuti destinare agli scavi; e la terra ci avrebbe dato tesori per l’arte e per la cultura. In nome delle quali unicamente noi facciamo la nostra viva protesta. Noi non vogliamo essere confusi con gli esteti che cadono in deliquio dinanzi ad ogni alberello abbattuto. Comprendiamo e apprezziamo i bisogni nuovi delle città, in questo momento vertiginoso del vivere sociale; siamo convinti della necessità di rinunziare spesso a ciò che serve solo al godimento estetico, quando sia d’ostacolo al libero sviluppo della vita cittadina. Ma questa distruzione inutile, in un luogo lontano a malsano, dove nessuno andrà mai a divertirsi, dove d’estate si soffocherà per la polvere e d’inverno si nuoterà nella mota, dove al più qualche coppia malinconica andrà a meditare sulla vanità delle cose umane; questa stupida e vana opera distruggitrice, è il fatto più assurdo e sarà la maggior vergogna che abbia sinora veduta la terza Italia. Della Commissione preposta alla costruzione della passeggiata archeologica, un solo uomo dava indiscutibili affidamenti che non si sarebbe fatto nulla che sminuisse la grandiosità gloriosa di Roma — Giacomo Boni, ed egli si è dimesso, per non avere la responsabilità di ciò che si compie. Hanno protestato e protestano uomini come il Venturi, il Lanciani, il Tomasetti, il Gnoli, il Marucchi, l’Hermainn; nella Tribuna Attilio Rossi ha fatto una vera campagna; il Times, in nome di quanti al mondo amano intellettualmente Roma come patria comune, ha pubblicato severi articoli; ora quindici deputati, hanno presentato questa mozione: La Camera, convinta che la sistemazione della Zona Monumentale di Roma non possa essere eseguita da una Commissione non tecnica, non completa, non soggetta alle norme comuni di tutela d’ogni opera d’archeologia e d’arte: convinta che una siffatta esecuzione reca grave pregiudizio alle future opere di scavo e irreparabile danno attuale all’aspetto del paesaggio: convinta che le ragioni della storia e della bellezza di Roma sono ragioni universali: invita il Governo a provvedere virtù dei mezzi che sono in suo potere o altrimenti a presentare subito un disegno di legge affinché la sistemazione della Zona Monumentale di Roma sia sottoposta all’esame ed alla responsabilità degli Uffici competenti del Ministero dell’Istruzione.”
Angelo Conti (Marzocco)

“Come i lavori si siano potuti condurre in maniera così disastrosa senza che nessuna autorità abbia potuto efficacemente agire in modo che l’opera della Commissione non riuscisse contraria allo spirito della legge e opposta ad ogni criterio di scienza, io ripeto, non so dire. Badando ai fatti questo risulta chiaro: che la Commissione non si è minimamente preoccupata delle memorie storiche di cui, e di niente altro, doveva tener conto nel sistemare la zona. Del resto il difetto originario e involontario può essere derivato dall’art. 19 della legge 11 luglio 1907, che formava la Commissione di elementi estranei in prevalenza alle scienze storiche e alle ricerche archeologiche. (…) Bisogna che il Governo intervenga; ma non limitandosi a sostituire un Commissario, ma provvedendo con chiarezza di criteri alle sorti della zona monumentale. Finora, da un trentennio, la perdita di tanti insigni monumenti e memorie storiche romane è stata imposta dai vari piani regolatori e giustificata da necessità, ritenute imprescindibili, della vita moderna; sarebbe assurdo che proprio all’applicazione di una legge promulgata per il decoro dei monumenti si dovesse l’ultima distruzione di Roma!”
Alfonso Bartoli (Rassegna contemporanea)

 

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