Anna Magnani 26 settembre 1973

Anna Magnani 26 Settembre 1973

Roma, 27 settembre 1973. È stata una coincidenza patetica, insieme suggestiva e penosa, per milioni di telespettatori che ieri sera fosse in programma l’ultimo film girato appositamente per la tv da Anna Magnani. La notizia della sua morte era stata data dal Telegiornale delle 20.30 e sul secondo delle 21: immediatamente dopo (la coincidenza è stata definita dalla annunciatrice «occasione per un mesto congedo») 1870: ancora una volta, l’ultima volta, Nannarella, in un film così «romano» poi, in un personaggio tanto popolaresco, tanto suo.
A quegli spettatori che della malattia non avessero avuto notizia o che comunque non ne avessero seguito suo giornali il greve decorso, l’annuncio della morte è giunto inatteso, una dolorosa sorpresa; ma a Roma forse meno che altrove perché la voce che la Magnani fosse ormai gravissima era corsa nei giorni passati. I Telegiornali hanno brevemente ricordato la sua carriera di attrice: l’improvvisa notorietà, lo straordinario successo non solo in Italia.

È sempre stata un’attrice straordinaria: sulle tavole del teatro di prosa, del varietà e naturalmente nel cinema. Piena di naturalezza, di vivacità, con quegli occhi malinconici e pesti, propri di chi combatte duramente per gli affetti e per la vita; i capelli scarmigliati, attraente ma non propriamente bella, l’anti-diva per definizione.

Molto intelligente ma non particolarmente colta, appassionata e sincera, intuitiva e irruente, capace di incredibili sacrifici ma anche di furori che la facevano inseguire in macchina un amico traditore finché costui era costretto a rifugiarsi su per i gradini di una delle cento chiese di Roma; spontanea, qualche volta irritante, pronta a sfoderare le unghie o a buttare tutto in ridere, Anna Magnani veniva dalla poesia drammatica di Cesare Pavese o dalle liriche sentimentali di Trilussa.

Da Roma città aperta che le diede la gloria e che le spalancò gli usci delle spelonche spettacolari, “id est” cineteche, a Mamma Roma, a Nella città l’inferno, allo sfortunato Camicie rosse, in cui è una bravissima Anita, un film che sembra una notte oscura piena di lampi, la sua arte ci incantò e soggiogò il consenso delle folle.

La sua scarsa fortuna volle che il momento del suo maggiore splendore recitativo coincidesse con il trionfo delle maggiorate fisiche e con il desiderio della più gran parte degli italiani, usciti dalla mortificazione della guerra esterna e della guerra civile, di divertimento e di illusione.

La produzione e i registi risposero alle aspettative del pubblico con la commedia all’italiana, cosa in sé pregevole ma che andava all’incontrario degli interessi della Magnani, temperamento romantico-naturalista che prediligeva le situazioni assolute in cui venissero evocate senza infingimenti la difficoltà di esistere e le pene diuturne delle donne del popolo e della piccola borghesia. Non sapeva fingere le “signore”. Vederla in un “party” o in un salotto era uno spasso: sembrava una pantera in gabbia; un po’, mondanamente, fingeva, presto si stancava e usciva in una risata.

Anna Magnani esce di scena a soli 65 anni: quando forse il cinema italiano, diventato finalmente adulto, e avendo condotto a felici matrimoni le ex maggiorate, sarebbe stato pronto a riceverla con tutti gli onori. Il suo fu comunque un dono eccezionale agli spettatori, un dono che non sarà dimenticato. Attrice proterva, temeraria, stupenda, per molti, ancora oggi, un simbolo della donna italiana, sempre capace di affetti generosi.

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