Nascita di una stella: Yvonne Sanson

Yvonne Sanson in "Wanda la peccatrice" (1952)
Yvonne Sanson in “Wanda la peccatrice” (1952)

Una mattina di primavera del 1945 l’ingegner G. P., direttore di un’agenzia cinematografica torinese, passeggiava per via del Tritone, a Roma, in compagnia di un amico, quando si fermò di botto.

— Eccola!

— Chi? — fece l’amico.

— Quella che fa per noi!

— Santo Dio, ma è un corazziere!

— E  che importa? Ci metteremo i tacchetti. Presto, raggiungiamola.

E, preso per un braccio l’amico, l’ingegnere, che era un ometto piccolo ma testardo, si mise sulla scia della magnifica creatura, che fendeva la folla come un vascello da regata.

— Signorina, signorina… Pss! Signorina! Pss!…

— Ma sei matto? Ci portano in questura — implorava l’amico.

Finalmente, ansimando, l’ingegnere fu al fianco della ragazza. Era davvero altissima. Un metro e settantacinque, un metro e ottanta. Capelli corvini, incedere regale. Istintivamente, l’ingegnere si tolse il cappello.

— Siamo due persone per bene, signorina. Ci consenta una parola, una sola…

La ragazza allungò il compasso delle snellissime gambe. L’ingegnere accelerò la marcia delle sue, e di lì a poco tornò alla carica.

— Signorina, osservi i miei capelli. Sono grigi. Sono un padre di famiglia. Creda, non la importunerei se non si trattasse di una cosa della massima importanza…

— Insomma signore, che cosa vuole da me?

— Ma benissimo! Ce l’ha, la lingua… Ecco signorina, noi siamo… Ma qui non è possibile parlare. C’è troppa gente. La prego, andiamo in quel portone.

S’era adunato un gruppetto di persone.

— Ma che cerca quello? — disse un giovanotto con un maglione blu.

— Già: che cerca quello? — disse qualche altro della folla.

— Che succede qui? — urlò un vigile facendosi largo verso l’ingegnere e la ragazza, che guardava ora l’uno ora l’altro dei presenti, dicendo qualcosa che nessuno riusciva a capire.

— Circolare, circolare! E loro due, prego, favoriscano con me. Per di qua.

L’ingegnere si mise le mani ai capelli. La ragazza, invece, aveva assunto un atteggiamento ieratico, solenne, di idolo disturbato nella sua regale quiete.

— Nome?

— P.

— Documenti, prego.

Il vigile scartabellò a lungo fra i documenti dell’ingegnere e infine sentenziò:

— Lire mille di multa per ingombro al traffico, e tremila per documenti personali scaduti. E lei, signorina? Il nome, prego.

— Yvonne.

— Cognome?

— Sanson.

— Indirizzo?

— Via delle Pinete Vecchie, 38.

— Evviva! — urlò l’ingegnere, gettando in aria il cappello — Vigile, la prego: ecco mille per il traffico, tremila per i documenti, e diecimila per il Corpo. Dei vigili, intendo. In quanto a lei, signorina, mi perdoni l’incidente. Sanson! Sanson… che nome fascinoso. Arrivederci a presto!

E se ne andò, fischiettando allegramente.

Ecco com’è nata (per il cinema) Yvonne Sanson, e… se non è vera e ben pensata.

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