Anna Magnani senza ipocrisie

Anna Magnani
Anna Magnani

Roma, giugno 1970. L’Italia ha prodotto per decenni delle bellissime attrici destinate al mercato cinematografico: idoli sessuali, alcune dotate persino di qualche inclinazione intellettuale oltre che misurabili ipertrofie mammarie; divinità che sorgono e poi spariscono a seconda della loro resistenza all’uso. Però ce n’è una che non è mai stata famosa per la sua bellezza, né per le sue misure, e che tuttavia è riuscita a sopravvivere a tutte le altre per oltre 25 anni. Si tratta naturalmente di Anna Magnani. « Nannarella è più di un’attrice, è un monumento nazionale. Come il mammismo, o la chiesa cattolica, lei fa parte di noi », mi spiega un amico e ammiratore. « Sono cinque anni che non fa un film in Italia, ma rimane comunque la Magnani e lo sarà sempre ».

La Magnani di solito non concede interviste. Non è come si dice « un’attrice mondana » con il press-agent alle spalle. Le persone che possono frequentarla assiduamente sono poche, e i giornalisti non rientrano nel numero. Lei tuona: « E perché dovrebbero? Il più delle volte mi mettono in bocca delle parole che non ho mai pronunciato. Si sono inventate una Magnani, una volgare popolana che sa parlare soltanto in dialetto romanesco, che sarebbe nata in Egitto da padre egiziano… mentre invece io sono nata qui a Trastevere, da una madre romana e un padre calabrese, che non sposò mia madre e di cui conosco soltanto il luogo di nascita. Io parlo un italiano classico e pulito, e solo quando voglio so parlare in dialetto. Non mi fraintenda, cara, ma ho fatto anche il liceo… e ho persino studiato il piano per otto anni… Ma non c’è nulla da fare: i giornalisti descrivono sempre una Magnani volgare o una Magnani tragica!… Chi lo sa, forse per loro va meglio così. Ma per me no! ».

Prima lei versa il tradizionale espresso, e insiste perché io prenda due cucchiai di zucchero: « Perché le farà bene, cara », e poi mi dice: « Be’, qui non ho fatto film perché non ne avevo voglia. Le offerte non mancavano, i copioni e le sceneggiature continuavano ad arrivare, ma finché  io non trovo qualcosa di veramente entusiasmante , non ne faccio di niente. Perché, vede, non ne ho bisogno . E inoltre, secondo me, il cinema italiano è diventato una specie di mafia, e se non si è nel giro, se una non si fa proteggere da qualche pezzo grosso, le cose interessanti prendono altra strada. Be’, cara, la Magnani non si è mai fatta proteggere da nessuno e credo che non lo farà mai. Amo troppo la mia libertà. Questi signori della mafia credono che nessuno possa vivere senza inchinarsi davanti a loro. Io non mi inchino davanti a nessuno! Così aspetto con pazienza qualcosa che mi piaccia. E se non la trovo, magari non farò mai più niente. È magnifico essere pigri. Ti dà il tempo di rimetterti in pari con te stessa. Mi occupo delle mie cose. Vado al mare. Vado in giro con gli amici. È una cosa divina ».

(estratto da un’intervista di Marika Aba, pubblicata su Playmen) 

Annunci