Anna Magnani e un microfono

Si gira
Si gira

Parigi, 1947. Il segretario di produzione brontola in continuazione: « La gente va e viene: tutte brave persone » dice « amici del regista, amici di Cocteau, ma qui c’è un valore di quattro milioni di arredamento, ed io non riesco a stare tranquillo ». E non ha torto. Nel più piccolo studio parigino, a poche centinaia di metri da Place Clichy, un intero patrimonio si compendia in qualche mobile ed in pochi tappeti. Qui dalla mattina alla sera ronza la macchina da presa di Rossellini ed in questo spazio angusto sta nascendo qualcosa che potrebbe avere anche molta importanza nella storia del cinema: il monologo cinematografico.

Come tutti sanno il nostro Rossellini si recò a Parigi in occasione della presentazione di Roma città aperta e di Paisà ed aveva in fondo al cuore qualche progetto di lavoro. L’enorme successo di critica e di pubblico che i suoi due film hanno ottenuto, gli ha aperto molte strade e l’amicizia di Cocteau ha fatto il resto. Ora Rossellini gira La voce umana da un atto del poeta-cineasta.

L’atteggiamento reciproco di questi due uomini è singolare: mentre ad esempio Cocteau parla in termini entusiasti di Paisà (l’episodio napoletano dello sciuscià è ancora per lui un ottimo argomento di conversazione ed ancora lo racconta a tutti gli amici col suo linguaggio immaginoso e contorto), Rossellini, interrogato su La belle et la bête, risponde esaminando con entusiasmo Les parents terribles.

Ora naturalmente, ad ogni inquadratura sorgono delle divergenze. È una parola nel testo del dialogo, è l’illuminazione, è un particolare della recitazione. Allora tutto il lavoro si ferma e si intavolano accanite discussioni. Tecnici, elettricisti, macchinisti si fermano a bocca aperta a sentire questi due che discutono. E la cosa talvolta va avanti per ore. Poi tutto si accomoda e in genere Rossellini ha la meglio. È ben lui il regista in fin dei conti. Gli elettricisti, gente che ha dietro di se decine di anni di lavoro, i macchinisti che han conosciuto registi a centinaia, assicurano di non aver mai assistito ad una cosa del genere. « E si capisce, » diceva uno di loro « se avete visto La belle et la bête e Roma città aperta tutto diventa chiaro. Questi non sono uomini: sono concentrati di bravura ».

La voce umana è un lungo monologo: una donna, distesa nel suo letto in una camera d’albergo, risponde al telefono all’amante che l’abbandona. La donna distesa nel letto è Anna Magnani.

Annarella si trova ad una delle prove più impegnative della sua carriera artistica. Restare per una intera ora di spettacolo (che tanto durerà il film) al centro dell’attenzione degli spettatori con, unico partner, un microfono, non è compito facile per un’attrice di grandi possibilità. E poi c’è il metodo di lavoro di Rossellini. Non si tratta di fare del « teatro cinematografico » dice il nostro regista, si tratta di prendere una istantanea nella vita di una donna che soffre. Quindi la necessità di tenere continuamente la interprete ad una temperatura emotiva elevatissima. Ed Annarella si trova spesso sul punto in cui pare che i nervi si spezzino. In teatro, tutti indistintamente le vogliono bene e la stimano.

Per rendere più facile il lavoro Cocteau ha scritto addirittura il dialogo dell’altro, ossia dell’immaginario personaggio che si trova dall’altra parte del filo telefonico. Ed il telefono è un telefono « vero »; ossia quando si alza il ricevitore, si parla veramente e si sente veramente. Dall’altra parte del filo c’è l’assistente di Rossellini che risponde ad Anna Magnani, c’è Rossellini che la dirige, ed a lato di Anna Magnani c’è Cocteau che cambia ogni tanto una parola, e sopra Anna Magnani c’è uno specchio che, specie nei primi piani, permette all’attrice di assicurarsi scrupolosamente della propria recitazione.

Ad ogni modo, qualunque sia il risultato, ossia comunque riesca il film « finito », l’esperimento presenta delle indubbie caratteristiche di interesse. Un’amica mi faceva notare tempo fa come il cinematografo non possieda quel genere particolare che in letteratura gli americani chiamano « short story », racconto breve. Pur nella sua particolarità, quello che Rossellini chiama « prendere una istantanea » nella vita di una persona, potrebbe essere l’avvio ad una produzione del genere. Naturalmente Rossellini si esprime in accordo col suo temperamento, che è temperamento di cronista, di uomo cioè che ferma sulla celluloide un fatto come un atteggiamento col procedimento scrupoloso del documentarista e parla quindi di « istantanea ». Ma è lecito pensare anche ad altro: esistono precedenti persuasivi (sebbene unici) in molte comiche di Chaplin. Ed effettivamente Rossellini si è messo coscienziosamente alla costruzione della sua « istantanea »: la sua illuminazione è cruda e contrastata, inadatta ad aderire dolcemente all’attrice ed a farla emergere dal punto di vista  correntemente detto fotogenico (non badiamo poi se ne risulti una fotografia cinematograficamente più efficace). Anna Magnani ha dovuto anche sottoporsi ad un soggiorno nella camera in cui il film viene girato. È stato costruito, accanto alla camera, un bagno veramente funzionante con acqua calda e fredda. Occorreva metterci un soffio di disordine vivo, di vera camera d’albergo, abitata da una donna. Ed anche questo la Magnani ha fatto e l’atmosfera è ora impressionante per la sua autenticità. Cocteau sorride: « Anna tu es formidable ».

(cronaca di Giorgio Signorini)

Advertisements