Divismo

Il cinema ha ereditato il divismo dal teatro e particolarmente dall’opera lirica.

Le cronache musicali sono piene di aneddoti sulle forme più strane di feticismo e di idolatrie provocate da famosi cantanti e da celebri ballerine. L’omaggio più comune che le folle usavano tributare ai divi canori di quel tempo era quello di staccare i cavalli dalla loro carrozza e di trascinarla a braccia. Le fiaccolate sotto le finestre della diva o del divo erano anche uno spettacolo frequente. Ed anche frequenti le risse e le liti furibonde fra i partigiani di due divi rivali. Memorabili furono i diverbi, gli alterchi, le baruffe che si verificarono intorno al 1830 fra i tifosi della celebre Maria Taglioni e gli ammiratori dell’altrettanto celebre rivale Fanny Elssler.

Ma il tifo, unico terreno di coltura sul quale può radicare il microbo del divismo, è vecchio quanto il mondo ed è quasi sempre indizio di una decadenza del costume sociale.

Allo stesso tempo, il divismo provoca nel divinizzato curiose forme di psicopatia al punto che alcuni — fortunatamente non tutti — attrici, attori, registi, calciatori, ciclisti, pugili, ecc, divinizzati dalla folla finiscono per credere nel suo “essere eccezionale” ed allora la loro coscienza di sfascia, essi incominciano a gonfiarsi come palloni, e si gonfiano, e si gonfiano, e si gonfiano… finché dura il favore popolare. Un bel giorno, poi, l’idolatria dei tifosi si sposta verso un nuovo divo ed essi miseramente si sgonfiano, ma sono rovinati per sempre, poiché ben pochi si rassegnano a scendere dal piedistallo ed a ridiventare uomini e donne qualunque.

Sic transit gloria mundi!

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