Pasolini io lo conoscevo bene

Cristo, Pier Paolo, ti hanno ammazzato, hai visto? In fondo ero preparato… ero preparato… però quando poi succede…

Dal ’59 al ’66. Sette anni per dieci e anche venti ore al giorno: sopralluoghi, discussioni, riprese, doppiaggi, festival, cene, pranzi… beh, lo sai che a ogni fine di giornata mi dicevo: € « Mah, chissà se domani mattina questo qui torna o si fa spaccare la testa da qualche parte »? Ti ricordi che rottura venirti dietro la notte con Boschi, i Citti, quando dovevi cominciare a lavorare alle cinque di mattina. E dire che lavoravi, perché tu lavoravi sul serio: un motorino sempre ai massimo di giri. Come ce la facevi non si capisce ! Io, che eri morto, l’ho saputo nel primo pomeriggio di domenica, in macchina, sull’autostrada per Milano. Accendo per sentire il giornale radio: prendo una frase a metà: …ammazzato lo scrittore Pier Paolo Pasolini… Sembrava uno scherzo, sai, magari di una di quelle trasmissioni che sfottono… Ho aspettato mezz’ora. Ho cambiato canale per sentire il notiziario dall’altra parte: era proprio vero. Mi sono fermato. Sono uscito a un casello prima di Bologna. Ho pensato: « Torno indietro ». Ho pagato, ho fatto il giro e sono rientrato. Mi sono fermato a fare il pieno. Ma che vado a fare ormai ? Ma che vado a dire ? Mi metto in posa vicino alla madre e dichiaro che io ho perso un amico, ma la cultura italiana ha perso un valore insostituibile, o roba del genere. Sai cosa ve ne fate, tu e tua madre, di una frase come questa in più ! No, non ci vado. Mando subito un telegramma alla madre e alla cugina.

Dico dove mi possono trovare, se posso essere utile a qualche cosa. Tanto loro mi conoscono e lo sanno che non lo dico così tanto per dire.

Faccio il giro e rientro sulla corsia per Milano.

Mi viene in mente tutto. Certo che è un bel fenomeno: uno crede di essersi dimenticato qualcosa in tanti anni, e invece no, ci si ricorda tutto e tutto insieme, tutto infilato per bene nel tempo e tutto contemporaneamente.

Certo che ne abbiamo fatte di cose. A raccontarle poi sembra che uno debba aver vissuto duecento anni, per farcele stare tutte.

Eppure mi sono ripassate in mente in pochi minuti. Poi a Milano ho cominciato a comprare i giornali e i settimanali man mano che uscivano. Mi ha dato un po’ fastidio come tutto era impreciso, ammonticchiato, o • interpretato a cavolo o peggio strumentalizzato per tutti gli usi. Non che ora questo sia importante, però mi davano fastidio anche le piccole cose.

Per esempio, l’amico Kezich dice: « Mi ricordo che nel 1960 ho visto il provino per Accattone, insieme a Fellini e a Fracassi per la Rizzoli. Io, per fortuna, non sono stato esplicitamente negativo, però certo…», e lo ricorda onestamente, €« quelle immagini così traballanti, quel raccontare così incerto, non incoraggiavano davvero a dare un parere positivo ». Punto. Poi però, siccome il film è stato fatto, sembra che questi signori siano stati loro a fartelo fare. Eh, no ! Doveva continuare a dire: «…. E così fu deciso » (pensa poi se Fracassi, quel cacadubbi di Fracassi poteva mai prendersi la responsabilità di dire di fare qualcosa !), « fu deciso di non fare il film; si stracciarono i contratti e Pasolini fu mandato via ».

Tu eri proprio disperato. E sai chi è stato a dirmelo ? Bolognini ! Non mi pare di avertelo mai detto. • Guarda che Pasolini sta andando su e giù per la salita di San Sebastianello, è disperato, secondo me si butta dalle scale ».

Non ci eravamo più visti dalla sceneggiatura del Bell’Antonio. Ti ho chiamato e abbiamo visionato insieme il materiale che avevi girato. Era proprio brutto, diciamo la verità. Una cosa scombinata, girata da un dilettante domenicale. Però si capiva che tu avevi qualcosa da dire, e che volevi dirla sinceramente.

Non sapevi usare la macchina da presa come avresti voluto, ma avresti imparato presto. Bastava metterti vicino le persone giuste, avere un po’ di pazienza, lasciarti fare le cose buone e impedirti di fare quelle inutili. Ti ricordi la carrellata su Accattone dietro alla moglie che non voleva parlare. ‘Sta carrellata che tu volevi fare di 120 metri: non si sapeva come fare e poi abbiamo risolto sgonfiando le ruote a quel cassone americano, piano piano; c’è voluta pazienza, ma tutto è andato bene.
E i tuoi scoramenti dopo la visione dei primi montaggi ? Sempre lunghi come quaresime ! Il primo montaggio di Accattone, il primo montaggio di Mamma Roma, il primo del Vangelo. Eri sempre drammatico. Nottate di dubbi. Cosa rifacciamo, cosa tagliamo, cosa ridoppiamo. E poi in pochi giorni, andava tutto a posto. C’è voluta fatica e pazienza, ma i film venivano fuori.

Ora mi diverto molto a fare film. Tutta roba stereotipata, inscatolata, deodorata: insomma, pretenziosi cadaverini presuntuosamente incartati in coraggiosissimi conformismi. Morti, insomma. Morti provinciali. Morti molto di più e molto prima di te.

(…)

Ma ormai tu sei morto e tutto questo per te ha le stesse proporzioni di un pulviscolo nell’universo.

Mi ha fatto impressione che tu sia morto così, al buio. Il buio di Accattone, ricordi ? Che quando sogna di essere morto chiede luce, un po’ di luce. Tu avevi paura del buio e nello stesso tempo non ne potevi fare a meno. Come per i rumori. Era un’ossessione: coperte alle finestre, striscette di carta per togliere ogni spiraglio di luce, e poi questi tappi… Dove li avevi trovati quei tappi ermetici, proprio a tenuta stagna ! Ti ricordi a Kartum alla Croce del Sud, mi pare. « Partiamo domani alle quattro, appena fa luce ». « Sì, sì, chiamami », mi dici. « Non mettere i tappi ! ». « No, no, a domani ». All’alba vengo su, comincio a bussare alla porta, niente. Pugni, calci, urlacci che mi ero anche rotto le scatole. Oh, sono usciti tutti in mutande: beduini, negri, bianchi, gialli: tutti in corridoio. Pensavano che io volessi scassinare la porta per ammazzarti. Per poco, mi arrestano.

Per te ogni notte era come se morissi: buio assoluto, silenzio assoluto, inumano.

Alfredo Bini

2 pensieri riguardo “Pasolini io lo conoscevo bene”

  1. Che bel pezzo, emozionante e molto impressionante per la dovizia di piccoli particolari molto significativi. Grazie, davvero, per averlo pubblicato. :)

    1. Lo penso anch’io che il pezzo è molto interessante. Alfredo Bini, deceduto nel 2010, era una persona “rara” nell’ambiente dei produttori cinematografici: intelligente, sensibile, leale. Un grande dei tempi andati…
      Grazie del commento!

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