Per un’accademia internazionale del cinema

Abel Gance Studio Harcourt Paris
Abel Gance Studio Harcourt Paris

Volendo attenermi all’etimologia della parola Festival, credo di ricordarmi che “Festival” significhi allegro, allietante, attraente, gradevole.

Non rappresentassero che questo in un mondo il quale non cerca che di distrarsi al di sopra del vulcano delle ideologie, i Festival avrebbero già diritto a tutta la nostra simpatia e attenzione, ma la loro utilità supera di gran lunga il significato grammaticale. Cerchiamo di darne una sintesi.

A me, il Festival appare come un sistema di semina artificiale, il quale permette di generare dei bastardi per mezzo di una trasfusione intellettuale da un paese a un altro. Le coproduzioni diventano all’occorrenza le figlie naturali di questi Festival, i quali facilitano gli incontri, i coups de foudre e le unioni.

Di volta in volta, e a seconda delle incidenze di interesse, di ambizione o di vanità, il Festival si presenta sia come una mutua sfida in cui alcuni cavalli truccati fra le quinte falsano abbastanza spesso il senso della corsa; sia come un torneo di corte d’amore dove si affrontano sotto ologrammi multicolori delle immagini che giocano alla battaglia; sia come un crogiuolo dove si fabbrica il cinema di domani per mezzo della fusione e qualche volta del fissaggio degli elementi di quello d’oggi; sia come una lotteria la cui ruota a volte il caso fa girare equamente; sia ancora come una kermesse dove le immagini e la realtà finiscono per fondersi, per amalgamarsi sotto lo champagne e i discorsi in una euforia accademica.

Con quel tanto di snobismo necessario per provarci ogni anno dopo, il Festival si è impiantato nel nostro costume, e noi non saremmo più capaci di farne a meno.

Tuttavia ci sono troppi Festival, troppi membri di giurie che non conoscono nulla della professione, troppo disordine ancora, e sopra tutto troppi premi. L’abbondanza delle ricompense ricorda quelle dei premi letterari, dove si finisce per non concedere credito se non ai rari romanzi che sono sfuggiti alle premiazioni.

Riassumendo: resta fermo il mio voto di vederli meno numerosi e meglio preparati. Io suggerisco inoltre, in una città come Ginevra per esempio, la creazione di un super Festival Internazionale, dove dovrebbero affrontarsi tutti i premiati annuali di tutti gli altri Festival. Una Accademia Internazionale del Cinema — dove i migliori autori, registi e musicisti cinematografici di ogni paese avrebbero la loro sede — si arricchirebbe in tal modo ogni anno del laureato di questo super festival.

Abel Gance

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2 pensieri su “Per un’accademia internazionale del cinema”

  1. Mi piace l’analogia con i premi letterari: sono troppi e non tutti ugualmente credibili. Certo difficilmente si sfugge all’impressione che anche i più prestigiosi difficilmente riescano a sottrarsi ai giochi del mercato, alle pressioni delle case di produzione: da qualche tempo, almeno secondo me, appaiono più come fiere per la compravendita di prodotti di probabile successo che come rassegne di buon cinema.
    Non diversamente, d’altra parte, dagli altri prodotti dell’industria culturale.

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