Dalle memorie di Mistinguett

Mistinguett nel 1904
Mistinguett nel 1904

All’Eldorado sono rimasta circa dieci anni, dal 1897 al 1907. Lo stabile di trovava in via Strasbourg, di fronte alla Scala. L’Eldorado era molto conosciuto e faceva grandi incassi. Manteneva alta e difendeva la tradizione della canzone. Vi sono passate tutte le più grandi vedettes di Francia.

Tuttavia la mia grande ambizione era di entrare alla Scala. Da quando ero diventata una snob e recitavo con gonne ampie e sottovesti fruscianti, sognavo il teatro dirimpetto, il suo pubblico scelto e le ricche signore che lo frequentavano. Nell’attesa di potervi entrare, mi presentavo al pubblico dell’Eldorado con canzoni buffe, gesticolando. Si è detto che ho inventato lo “stile epilettico”. Ognuno diverte il pubblico come può.

L’Eldorado e la Scala avevano la stessa direzione. Non ostante questo gli artisti dei due teatri non si affiatavano. Polaire era la vedette della Scala. Un giorno andai a trovare la nostra direttrice, Madame Marchand, e le dissi: « Madame, vorrei cantare alla Scala. » Mi guardò sbalordita. « Ma, piccola mia, per passare alla Scala bisogna essere vestite in maniera conveniente… » « Appunto, Madame Marchand, sono venuta a chiederle di prestarmi uno dei bei vestiti del guardaroba del teatro. »

Poco dopo ne potevo scegliere uno splendido.

« Questo vestito è stato portato da Mademoiselle Polaire » mi disse la guardarobiera. Provai subito l’abito, ma mi sentì soffocare poiché Polaire aveva una vita sottilissima. Poi portai quella meraviglia a casa e passai una notte molto agitata. La sera seguente feci il mio ingresso alla Scala. Soffocavo nel vestito di Polaire. L’orchestra attaccò. Cantai una frase, poi… più niente. Assolutamente niente. Lasciai la scena in un silenzio di tomba. Madame Marchand mi disse « Tu non sei fatta per il pubblico elegante, sei fatta per il popolo ». Ero mortificata e disperata. Diventai impossibile, cattiva al punto che bisticciavo con tutti, tanto che per liberarsi di me sistemarono il mio camerino in cantina. Ma siccome anche la cassa si trovava nel sottosuolo, mi vendicavo esercitando rappresaglie su tutte le artiste che andavano a prendere la paga. Lasciavo insolenze a chi passava e, se mi riusciva, tiravo vasi d’acqua contro i miei colleghi. Alcuni si ribellarono ai miei scherzi. E fra questi ci fu Polaire.

Pauline Polaire, disegno di Leonetto Cappiello 1912
Pauline Polaire, disegno di Leonetto Cappiello 1912

Avevo un’ammirazione sconfinata per quest’artista. Polaire era quello che avrei voluto essere sulla scena e nella vita. I suoi quaranta centimetri di vita facevano sensazione in quell’epoca di donne formose. Tuttavia l’impresario che la scritturò per una tournée in America non apprezzava molto la sua figura sottile, poiché la presentò come “la donna più magra del mondo”. Ma a New York Polaire fu trovata graziosissima e gli americani credettero che l’impresario si era voluto burlare di loro. Per conto mio, Polaire era meravigliosa. Quando usciva dalla Scala non potevo vedere altro che i suoi capelli corti e la sua giacca d’ermellino. Reputavo che fosse un grande onore  riuscire a parlargli e l’aspettavo per ore intere. Ma lei saliva subito sulla sua carrozza e spariva al galoppo. Una sera anche questa grande vedette per farsi pagare dovette attraversare la cantina nella quale si trovava il mio camerino. Approfittai dell’occasione per gridarle « Bonsoir, Polaire! » Lei mi guardò sdegnosamente « Ehi, tu, piccola, che cosa abbiamo da spartire insieme noi due? » La odiai e mi domandavo continuamente che cosa avrei potuto farle di male. Riuscii finalmente a tendere un filo da una porta all’altra nel tratto in cui era obbligata a passare. Il suo cappello schizzò via. Mi fece punire dal direttore. Molto tempo dopo l’ho incontrata nell’Avenue des Acaces. Era seduta sopra una panchina con un’espressione d’infinita tristezza negli occhi. Io tenevo per mano una bambina. « Perché mi guarda così? » mi chiese « Perché è bella ». Allora mi si gettò tra le braccia e si mise a piangere.

Mistinguett
(Toute ma vie, Julliard 1954)

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