Gaspare Spontini, un grande maestro

Capo dell’indirizzo musicale che aveva per principio la drammatizzazione dell’opera lirica, seguace di Gluck, che per primo aveva tentato tale via, Spontini fu il maestro che più d’ogni altro s’avvicinò alla compiutezza in tal genere di lavori, e fu ancor l’ultimo a trattarli, se non vogliamo tener conto d’un riverbero di “tale maniera” in Meyerbeer ed suo sistema di “frutto” di “furti”, come lo classificava lo Spontini stesso, cui riusciva increscioso vedere i propri principi creatori, messi vicini, confusi, amalgamati con quelli di Rossini si da sortirne un ibrido effluvio inebriante che procurava all’odiato contemporaneo trionfi clamorosi.

Ma non è Spontini compositore che voglio ricordare, ma Spontini direttore di orchestra, definito dai contemporanei “strano”, originale, persino ridicolo…

Quando dirigeva, usava un bastone d’ebano dalla lunghezza di settanta cm., d’uno spessore tale da riempire completamente il cavo della mano, portante alle sue estremità due palle d’avorio di rispettabili dimensioni…

Spontini pigliava il legno nel suo mezzo preciso e suoi comandi, suoi attacchi, sue maniere erano segnati dal sincrono oscillare delle due palle bianche. Più che dirigere, “bilanciava” la musica.

Curiosa la dichiarazione che fece a Wagner a proposito del suo metodo di lavoro: « Io dirigo semplicemente col colpo d’occhio: l’occhio sinistro è pe’ primi violini, l’occhio destro pe’ i secondi. Per agire con lo sguardo bisogna lasciare da parte gli occhiali, anche in caso di miopia: ecco ciò che combinano tanti cattivi direttori. Per me, io non vedo più lontano dalla punta del mio naso, ma ciò non ostante al colpo d’occhio ch’io so dare tutto avviene secondo il mio desiderio ».

Amava parlar di se secondo un altissimo tono d’esagerazione e “dissuadendo Wagner di scrivere opere drammatiche” diceva: « come volete che si possa fare qualcosa di nuovo, quando io, Spontini, dichiaro di non potere in alcun modo sorpassare me stesso? Le mie opere precedenti?! Dopo la Vestale non si è più scritto una nota che non sia rubata alle mie partiture ».

All’approssimarsi della fine gridava vanamente rabbioso a Berlioz che lo assisteva: « Je ne veux pas mourir, je ne veux pas mourir! » ed avendogli questi risposto per consolarlo: « Comment pouvez-vous penser mourir, vous, mon maître, vous êtes immortel! », Spontini ebbe la forza di rispondere: « Non fare lo spiritoso! », quasi a ricordare ch’era ancora Spontini, sia pure per pochi secondi.