Alle origini dei concorsi di bellezza

La Reine des Halles 1881. Bibliothèque nationale de France
La Reine des Halles 1881. Bibliothèque nationale de France

Le Reginette avventizie — diremo così — non le abbiamo inventate noi. Neppur i Parigini d’ieri. Bisogna risalire fino al XV secolo per ripescarne la genealogia. Un albero che ha dei rami ben annosi e ben frondosi. Dei quarti di nobiltà che destano giustificate invidie nei cultori d’araldica…. Non è una nobiltà da Crociate per la qualità. Ma l’origine remota compensa a usura!

Le Reginette s’eleggevano per la mezza quaresima. Gli archivi della sporadica regalità esistono solo nelle fantasie e intorno alle origini della Regina della Mi-Carême si è molto fantasticato. Per qualcuno, come le pazzie del carnevale trovano la loro ragione nella prospettiva dei quaranta giorni di astinenza e di penitenza rigorosa della quaresima Cattolica: l’esplosione gioconda della mezza quaresima trova la sua ragione nel bisogno di rompere per ventiquattr’ore i digiuni neri e le privazioni.

La truie qui file
La truie qui file, 24 rue des Poirées

Il giorno della mezza quaresima i mercatini — les messieurs e les dames des halles — l’avevano dedicato a far baciare ai novellini la Truie qui file scolpita sull’angolo d’una delle case del mercato delle bietole. Era una specie di rito d’iniziazione degli aspiranti mercatini. All’iniziando, i vecchi mentre baciava la Truie qui file con uno scappellotto facevano battere il naso… non si sa bene in qual parte della scultura. Si levava allora dalla folla dei bietoloni già fatti un gran coro di risate.

Presto si provò il bisogno di dare un contorno, o meglio, di fare uno sfondo a questa cerimonia che, coll’andar dogli anni — ripetendosi — perdeva ogni attrattiva. Si pensò allora di eleggere dei Re e delle Regine: i quali governassero per un giorno e presiedessero alla ricreazione dello spirito dei loro sudditi. I Re di Francia si divertivano molto; ma i sudditi non prendevano parte a quei divertimenti. E per questo fecero la prima rivoluzione. Al Re assoluto per diritto divino sostituirono un Re elettivo per volere di popolo. Andarono oltre: elessero anche la Regina. La Sovranità popolare volle ammogliare il Re a piacer suo. Il popolo voleva — evidentemente — una Regina di suo gusto, che riunisse quelle doti di bellezza e di grazia che affascinano le folle. La coppia Reale dopo aver fatto un giro per le strade del quartiere del mercato, accompagnata dalla Corte e seguita da un codazzo di popolo, assisteva alle feste che terminavano con un gran ballo. Ed è probabile — la tradizione in qualche paese è conservata — che il Re e la Regina d’un giorno facessero le spese di quel ballo!…

Nessun documento lo dice; ma è ben possibile non si trovassero più — dopo qualche anno — degli aspiranti alla Corona. I tempi si facevano difficili per la costosa Regalità. Le casse private non si prestavano volentieri; e a quelle pubbliche v’attingevano solo i ministri del Re di Francia.

La festa decadde. Gli antichi splendori impallidirono e presto furono solo un ricordo. La tradizione moriva nel mercato. La raccolsero le lavandaie — il gaio e chiassoso stormo femminile che affollava i grandi barconi lungo le rive della Senna.

Le lavandaie della Senna scelsero il giovedì della terza settimana di quaresima per dare un gran ballo in restituzione di quello loro offerto dagli studenti nell’ultima settimana del carnevale. Il ballo si svolgeva a bordo dei grandi barconi. La Senna, spettatrice e complice involontaria dei fatti criminosi della Tour de Nesle, si rifaceva con questo irrompente dilagare di spensieratezza e di riso. Come nel castello turrito, una Regina…. Come in quello di una vera Regina — elettiva — faceva gli onori di casa squisitamente. Ma i suoi invitati tornavano a terra tutti, con la gioia negli occhi e forse una nuova passione nel cuore…. Lavandaie e studenti trovarono modo di ringiovanire annualmente la tradizione. Alla mezza quaresima la Regina della gioventù spensierata e dell’allegria popolare, libera dal freno dell’etichetta, tornava varia di nome e di figura — eguale sempre nel significato — a metter la nota gaia nello squallore del periodo della mortificazione dello spirito e della carne.

La tradizione resistette ai tempi più burrascosi. Solo l’uragano della Rivoluzione la spazzò via di netto. Il Novantatrè che soppresse con decreto di Governo il Re e la Regina nelle carte da gioco e negli Scacchi, non poteva tollerare la Reginetta da burla per la strada. Non ci sarebbe mancato altro! Riprese vita col rifiorire della giocondità e vivacchiò alla meglio fin che nel 1832 la follia della Mi-Carême segnò uno dei periodi più luttuosi per Parigi devastata dal colera. Da allora agonizzò. Qualcuno ricordando — senza trovarle — le cause del tarlo mortale rodente la festa gioconda, osservava: Les uns disent que notre gaieté s’en va; d’autres affirment que le bon sens nous vien…

S’era il buon senso che arrivava rifece la strada presto. S’era la gaiezza che se n’andava trovò lesta la strada del ritorno. Scomparsa la convulsione politica che agitò la Francia lungamente: trovato l’equilibrio al nuovo ordinamento dello Stato, la tradizione ritornò. La canzone della spensieratezza riprese il suo ritornello chiamando a raccolta quel garrulo sciame di studenti e lavandaie, di sartine e modiste che ha avuto per storico e per poeta Henri Murger.

Il carnevale era moribondo. Il bue grasso non interessava più alcuno. Studenti e lavandaie lanciarono la nota galvanizzatrice della loro festa tradizionale lungo i Boulevards sorpresi, stupefatti, increduli davanti a quell’onda di buon umore, a quell’irrompere sfrenato del bisogno di divertimento. Si riscossero: applaudirono, si unirono alla torma festosa, e in breve le poche ore della mezza quaresima segnarono lo zenit della pazzia carnevalesca. Le vecchie maschere abusate, uggiose, tristi: le mascherate senza spirito e miserevoli nel costume e nell’impertinenza, scomparvero definitivamente. Si sostituì un corteo di gioventù florida, divorata dalla gioia del vivere, presa dal bisogno di espandere la propria vitalità in un ambiente in cui tutto parlasse di vita, di allegria, di grazia, di bellezza. Gli artisti diedero la loro opera nell’organizzazione di quel Corteo…. I poeti di Montmartre gli dedicarono le più felici ispirazioni della loro Musa. I musicisti domandarono alle note gli aggruppamenti che sottolineassero quella allegra gazzarra.

In breve tutti furono travolti; anche le autorità! La Terza Repubblica non ebbe timore di quella Regina d’un giorno. Si convinse che la Monarchia era tramontata davvero in Francia. E il Presidente, ricevette S. M. la Regina della Mi-Carême all’ Eliseo, e le fece dono d’un braccialetto. Felix Faure fece forse con la Regina novella le pratiche per trattare con le Regine vere. Non si tolse il berretto frigio innanzi alla Sovrana: ma baciò galantemente la mano alla donna.

La condizione, per quanto precaria, di Regina, assurse a dignità. Non si rovinavano più come nei tempi andati. C’era da guadagnare — almeno la celebrità d’un giorno. La quotazione massima nella Borsa della Bellezza. Le Regine allora si moltiplicarono moltiplicandosi i Regni. Les Dames des Halles rivendicarono la priorità dei loro diritti. Senza noie di notai, ma con gran lavoro di diplomatici, si trovò un componimento. La nuova Parigi poteva ben pagarsi varie Regine. E nel 1904 poteva offrire queste carte da visita: S. M. Jeanne Leclinf Reine des Reines; S. M. Sarah Balmandier Reine des Reines de la rive gauche; S. M. Germaine Luzeux Reine des Halles.

Regalità di nuovo conio era al suo apogeo. La cinta di Parigi la soffocava… Il desiderio di stringere relazioni coll’Estero sorse rapidamente… Non era forse incominciata una specie di contraddanza (les visites…. des Lanciers) diplomatica fra i Capi di Stato d’Europa? Il Protocollo delle Regine dei Mercati iniziò il suo funzionamento. Le Loro Maestà visitarono le Sovrane amiche e alleate.

La costumanza della Regina dell’allegria popolare aveva valicato le Alpi. La più antica monarchia d’Italia vedeva sorgere la prima Regina elettiva dei Mercati italiani nella sua stessa capitale: Torino. Nel 1902, la prima “Regina” fu! La Regina di Porta Palazzo…
(segue, alla prossima!)

2 pensieri riguardo “Alle origini dei concorsi di bellezza”

I commenti sono chiusi.