Nuovi autori per il cinema

La sempiterna crisi del cinema, in questo caso la crisi dei primi anni trenta, vista da René Clair. Cose vecchie? Niente affatto! Per certi versi sembra scritto ieri.  

Parigi 1932. Cos’è un buon film? Il direttore di una sala di cinema dichiarava recentemente: « Un buon film è un film che fa del denaro ». In questa risposta c’è la condanna del cinema attuale. Ad eccezione di qualche illuminato, tutti coloro che sfruttano il cinematografo pensano come questo direttore. Fare del denaro non è un’impresa che implichi eccessivi scrupoli sulla scelta dei mezzi: tutti i mezzi sono buoni per chi intenda conseguire un successo commerciale, anche se questo successo si ottiene a detrimento del pubblico.

Ma questo pubblico, si dirà, può esercitare il suo diritto di controllo? Accetta egli con piacere la merce che gli si impone? Se sì, tutti sono contenti e ogni discussione è oziosa.

D’altra parte, l’influenza del cinematografo non è quella dal teatro, e lo Stato ha segnalato questa differenza quando ha sottomesso il primo a una censura che non osa tuttavia applicare nei confronti del secondo. Per giustificare questa misura arbitraria, lo Stato invoca l’influenza considerevole del cinematografo sulla grande massa. Ma, se il cinematografo possiede un tale ascendente sui suoi milioni di spettatori, è lecito che questa forza sia sottomessa a qualche gruppo di finanzieri che esercitano il diritto d’imbestialire lo spirito pubblico, purché questa operazione rechi loro un beneficio materiale? Il pubblico è un fanciullo sempre incline ad accettare ciò che lo divertirà: talvolta un’opera eccellente, talvolta una sciocchezza. Come potrà questa grande massa docile — a cui non si è fatto nulla per svegliarle e formarle il senso critico — a difendersi: con i piaceri degradanti che le dispensano tanti prodotti fabbricati in serie secondo le più basse ricette? Quando noi sentiamo dire: « Cosa volete che facciamo d’altro? Noi doniamo al pubblico ciò che gli piace… », e noi pensiamo che questa scusa condanna proprio le intenzioni di quelli che la pronunciano. Noi non domandiamo il regno di un cinematografo moralizzatore o intellettuale, ma l’avvento di un cinema conscio delle responsabilità che la sua potenza gli conferisce.

Perché non c’è una censura contro le stupidità come esistono delle misure di difesa contro il commercio dell’assenzio o degli stupefacenti? Lo spirito di un popolo ha dunque meno importanza che la salute dei loro corpi? Ma la questione che si pone qui non concerne soltanto il cinematografo. La radio, la televisione e tutte le forme di espressione che la tecnica ci darà, si troveranno alle prese con gli stessi problemi. Queste enormi forze saranno lasciate alla disposizione di chiunque possederà abbastanza capitali per impadronirsene? La libertà accordata in queste materie è una caricatura della libertà.

Per attenerci al presente e a delle considerazioni più modeste, esaminiamo lo stato attuale della cinematografia mondiale. All’infuori della produzione sovietica, le cui organizzazione e finalità non sono le stesse di un paese capitalista, si può dire che il cinema è paralizzato dalla concentrazione dei mezzi su alcune grandi firme, e dalle strutture industriali che queste grandi firme hanno imposta a una produzione che aveva bisogno, innanzi tutto, di libertà creatrice per rinnovarsi.

In nome dei principi finanziari e nella paura di compromettere un capitale, gli uomini d’affari che governano il cinematografo rifiutano l’enorme ricchezza che potrebbe loro derivare dalla valorizzazione di giovani intelligenze alle quali essi farebbero credito. Ci è indifferente, senza dubbio, il vedere questi industriali trascurare un supplemento di profitti, ma, come questi profitti costituiscono il solo interesse che li attrae al cinematografo, la loro negligenza ci appare come la rivelazione di una singolare incapacità. Essi non dovrebbero dimenticare, pertanto, che è grazie all’apporto di metodi nuovi, dovuti a degli uomini nuovi — Sennett, Ince, Griffith, Chaplin, e qualche altro —, che il cinema americano, tra il 1913 e il 1917, ha potuto conquistare la supremazia che ha poi, da così lungo tempo, conservata.

Oggi il sistema adottato dagli uomini d’affari e loro sottordini rende pressoché impossibile ogni manifestazione di genio o di talento nascente.Questo sistema rappresenta la organizzazione più perfetta della difesa contro le forze che potrebbero rianimare il cinematografo in declino.

La rilassatezza del pubblico, constatata in tutti i paesi, non ha nulla di strabiliante. Quali progressi sono stati realizzati in questi ultimi quattro anni? Alcuni, tra i primi film sonori, contenevano più innovazioni di quante non sia possibile scoprire in tutte le produzioni successive. In seguito, per le convenzionalità industriali, per mancanza di ardimento, ha imprigionato il cinematografo nelle regole del teatro filmato che non avrebbe dovuto costituirne che una parte integrante.

Il regime attuale può essere modificato? Esiste qualche speranza di vedere il cinematografo ritrovare la sua giovane ispirazione, il genio produttivo che caratterizzava la sua età eroica? Ciò non è impossibile. La crisi universale colpisce duramente le grandi società. Domani, forse, esse non avranno più crediti sufficienti per conservare il monopolio di una produzione che esige immensi capitali. In questo caso, la fabbricazione in serie, praticata presso alcuni consorzi, cederà il terreno al lavoro indipendente di molteplici raggruppamenti. Oggi la produzione in cooperativa è già nata in diversi paesi. Secondo il metodo di queste cooperative, un film è fatto dall’associazione dei diversi artigiani la cui collaborazione è utile; in queste imprese i « supervisori » e altri rappresentanti del cinema industriale non godono più la facoltà di esercitare il loro potere assoluto. Donde consegue che questi film possono essere concepiti e attuati con più libertà di quelli che vengono eseguiti sotto la cieca disciplina delle grandi compagnie. Non saranno tutti film di valore, indubbiamente; nessun sistema è in grado di creare il talento. Ma gli uomini di talento avranno, con questo mezzo, l’occasione per rivelarsi: e per rivelare al cinematografo stesso delle opere degne di lui e del suo vasto pubblico di spettatori.
René Clair

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2 pensieri riguardo “Nuovi autori per il cinema”

  1. Nessun sistema è in grado di creare il talento! Molto vero, così come molto vera l’affermazione che segue, perché i guai nascono quando il talento c’è, ma non può emergere perché viene ignorato da chi preferisce il prodotto commerciale. Grazie per questa bella riflessione!

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