La famiglia di Eleonora Duse

Luigi Duse
Luigi Duse, nella farsa I due Giacometti

Eleonora Duse nasce a Vigevano, nell’Albergo del Cannon d’Oro, il 3 ottobre 1858, da Vincenzo Alessandro Duse e Angelica Cappelletto.

Il nonno di Eleonora fu Luigi Duse. Un comico. Qualcuno, in fregola d’erudizione, è andato a ricercare l’origine dei Duse presso poco nelle Crociate. Ma l’aristocrazia dei comici è un comico. Anche quando — tutto ha un principio — questo comico è un dilettante. E i dilettanti furono al tempo di Gigi Duse, e in quelli che li precedette immediatamente, i migliori comici. Il nonno di Eleonora fu uno dei buoni, di quelli che hanno lasciato un nome in arte. (Fu una vittima della politica. La politica ha fatto molte vittime fra i comici; o perché troppo italiani o perché troppo poco… Gigi Duse fu accusato d’essere tra quest’ultimi. Il giudizio di revisione è inutile!) Trovò un tipo che piacque al pubblico, Giannetto. Era il momento dei tipi, il momento dei caratteri, succeduto a quello delle maschere. Anzi, qualcuno confonde ancora i tipi e caratteri con le maschere. La maschera è scomparsa con lo scomparire della larva dal volto dell’attore. Moncalvo aveva ragione. Il tipo e il carattere non hanno avuto sosta: hanno da prima camminato di conserva con le maschere della commedia dell’arte, e poi se ne sono andati soli e vivono ancora da per tutto sulla scena dialettale, ripetendo — come una volta — il nome del personaggio-tipo.

Gigi Duse, come Giacometto, attrasse l’attenzione di Giorgio Sand (in quel tempo vagante per il Veneto e cullantesi sulla Laguna insieme al dott. Pagello – allegro antidoto all’incombente tristezza gelosa di Alfredo de Musset), la quale volle rivendere quel carattere alla commedia francese. E dire che la commedia francese, in fatto di tipi e caratteri, ha vissuto sempre delle eredità e delle reminiscenze del teatro italiano!…

Troviamo Gigi Duse in un vecchio elenco della Compagnia Vidari che risale all’anno comico 1828-29. L’elenco non ha niente di speciale per chi conosce la storia delle nostre Compagnie drammatiche. Neanche le maschere. Pochi anni prima c’erano perfino nella Compagnia di Anna Pellandi e Pellegrino Blanes — e cioè due tra i maggiori artisti di quel tempo. Egli è che il repertorio delle nostre Compagnie era vastissimo: andava dalle commedie dell’arte alla tragedia. Giovanni Pindemonte s’arrabbiava. Ma aveva torto. Provava l’enorme versatilità dei nostri attori; i quali, arrivati alla rinomanza, si riservavano per diritto di scrittura di non recitare con le maschere — riserva che faceva dannare — e a ragione Giuseppe Moncalvo, artista vero e grande… sebbene portasse il tricorno e la parrucca col codino di Meneghin Pescenna. Nella Compagnia Vidari c’era anche Meneghino. Il Vidari non s’accontentava dei Quattro vecchi o dei Quattro Zanni tradizionali: a tre di essi (Pantalone, Arlecchino e Brighella) aggiungeva tre caratteri nuovi (Giacometto, Meneghino e Stenterello), dando così un’aria di modernità alla sua Compagnia. La quale conservava, in sostanza, il tipo della compagnia dell’arte… tralignata secondo Carlo Gozzi e il Pindemonte. Tra le sei maschere era celebre Gaetano Piomarta, il primo a dar vita scenica a Meneghino. Il nome degli altri attori, tranne uno — che apparve meteora splendida — Regina Laboranti — non sono passati alla storia. Qualcuno ha scritto che Luigi Duse godeva al suo tempo, nel genere comico, la celebrità di Gustavo Modena nel genere tragico. Non… esageriamo! Luigi era un comico del vecchio stampo, di quello che risentiva dell’antico trespolo. Le celebrità comiche d’allora si chiamavano Luigi Vestri, F. A. Bon e Luigi Bellotti.
Alberto Manzi

Luigi Duse, nonno di Eleonora, Chioggia il 15 gennaio 1792 – Padova il 25 gennaio 1854, è il capostipite dalla famiglia:

Ruppe egli, per primo, le tradizioni del casato, e lasciò ai fratelli Andrea, Felice, Giacomo e Gaetano le navigazioni, i traffici, le leggi; e, come il quinto fratello, Federico, fece l’attore. Avea piantato in asso il suo impiego presso il Monte di Pietà per seguire una compagnia di comici. I suoi quattro figli si diedero tutti all’arte drammatica. Il terzogenito, Vincenzo, fu il padre di Eleonora.
Camillo Antona Traversi

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