Al numero 30 di via degli Avignonesi

Via degli Avignonesi
Via degli Avignonesi 30, ieri sera

Roma, 3 febbraio 1945. Al numero 30 di via degli Avignonesi, c’è un ampio locale dall’aspetto dimesso, dove una volta si scommetteva sulle corse. Adesso il passante vede la saracinesca calata: «Hanno chiuso — pensa — non è più tempo di scommesse questo». Invece, dietro quella saracinesca, stanno lavorando almeno cinquanta persone; scacciato di casa sua, il cinema occupa le case altrui, a dispetto di chi lo vuole morto. Entrate nel portoncino, percorrete il corridoio, spingete una porticina dissimulata nel muro, e vi troverete davanti al film “Città aperta”, che sta nascendo sotto il forcipe di Marcellini (sic Rossellini). Guardatelo bene, perchè è un film degno d’attenzione.

Hanno costruito gli ambienti uno accanto all’altro, uno incastrato nell’altro, per sfruttare al massimo lo spazio non abbondante. Ci si aggira in un labirinto di legno, si urta contro mobili collocati nei luoghi più impensati. Da una stanza viene un violento schiaffo di luce, tre metri più in là si è al buio, è un’attrice mai veduta prima aspetta con aria misteriosa. Le imprecazioni di Marcellini (re sic), che non riesce a ottenere la luce necessaria, salgono al soffitto, come trasmesse da un altoparlante. Arata cerca di girar l’ostacolo moltiplicando il numero dei riflettori e facendo sottovoce strani calcoli. L’unico soddisfatto è il truccatore, a cui la luce basta ampiamente. E tuttavia il film procede.

Qui si lavora giorno e notte. Fabrizi ha impegni teatrali, quindi si presenta in teatro verso le nove di sera; voi dormite e Kinglax lavora. Immagino operai, tecnici, attori, in atteggiamenti cospiratori, e una grande voglia di dormire. Ma non si può, perchè di notte la luce è più intensa, e finalmente Arata riesce a ottenere gli effetti necessari.

Non posso dirvi “buona notte”, perchè una notte di lavoro non è mai buona. Ma ditelo voi a me, che devo attraversare la città, sfidando bande di gobbi, sfidando “Nino er boia”; e sopratutto sfidando questo buio che è più pericoloso dei banditi, perchè tende decisamente a farmi rompere il collo…

Adriano Baracco

Estratto dall’articolo pubblicato nel settimanale Star, 3 febbraio 1945.

Via degli Avignonesi 30
Via degli Avignonesi 30, ieri sera

Come sicuramente avete indovitato, si tratta di uno dei primi articoli (il primo, secondo le mie ricerche) sulla lavorazione di “Roma città aperta”, regista Roberto Rossellini. Al numero 30 di Via degli Avignonesi c’era (e c’è ancora, vedi foto sopra) un’agenzia di scommesse sulle corse. Nel 1945, il produttore Liborio Capitani — che non era nuovo negli affari del cinema e aveva fondato nel 1932 la Capitani Film — trasformò i locali in uno stabilimento di produzione. Le dimensioni del solo e unico teatro di posa erano 10 x 24 m, per il resto non mancava niente,  dai camerini al gruppo elettrogeno. Lo stabilimento rimase in funzione fino al 1958, lo stesso Rossellini ritornò nel giugno 1946 per girare gli interni dell’episodio romano di “Paisà”.    

La targa
La targa ricordo sulla facciata del palazzo
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2 pensieri riguardo “Al numero 30 di via degli Avignonesi”

  1. Molto interessante. Bellissimo film, iniziato avventurosamente e senza soldi: evidentemente si può!

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