Altura, film di Mario Sequi anno 1950 ambientato in Sardegna

Uno dei manifesti del film
Uno dei manifesti del film, disegno di E. Canìno

“Dopo un’assenza di molti anni, Stanis Archena ritorna ad Altura, piccolissimo centro sperduto nei monti della Gallura. Mentre egli, lontano dalla Sardegna, tentava la fortuna molte cose sono cambiate nel paese. In Altura regna una strana atmosfera di tacito asservimento ad un uomo: Efisio Barra, arrivato lì qualche anno prima e rapidamente arricchitosi. Instaurando un regime di prepotenza, attraverso una serie di operazioni fortunate egli è divenuto padrone del Caseificio e, praticamente, di tutti i prodotti locali che i pastori sono costretti a consegnargli a prezzi irrisori. Ma nessuno osa ribellarsi a questo uomo che con la sua violenza e con la sua furbizia sembra avere ipnotizzato gli abitanti del luogo.

Appena arrivato Stanis va a ritrovare Grazia Dejana, colei che aveva lasciato quasi bambina, ma il cui ricordo lo aveva accompagnato sempre durante i lunghi anni di esilio. Grazia è diventata una bellissima donna e vive con la zia Alena, decisissima a voler trarre da un futuro matrimonio della avvenente nipote, soltanto un vantaggio economico. Per questo, dato che Efisio Barra ha posto gli occhi sulla fanciulla, sarebbe disposta a consegnargliela in sposa, pur non essendo intimamente convinta che il matrimonio con un simile uomo possa dare la felicità.

Fra Stanis e Grazia l’amore risorge prepotente e irresistibile, nonostante che ella abbia paura di Efisio e di una sua possibile vendetta contro il giovane.

Stanis ritrova in Altura qualche amico: Bachis, suo vecchio compagno di giuochi; Napoleone, che è il povero derelitto del paese; e Antonicu, un padre di famiglia preso particolarmente di mira dalla prepotenza di Efisio e dei suoi fidi.

Nonostante lo scetticismo generale e particolarmente di Gonario Falco, il Patriarca della Cussorgia, i quattro decidono di far qualcosa per sanare la situazione del paese e, ritrovato uno sgangherato camioncino, residuato di guerra, si accingono a rimetterlo in sesto. Soltanto così potrà essere spezzato l’isolamento di Altura: consegnando i prodotti della pastorizia ai centri più importanti, sfuggendo al passaggio obbligato del caseificio di Barra. Il camioncino è finalmente riparato e gli amici partono, sebbene non tutti i pastori abbiano affidato loro il latte, o per paura o per incredulità sulla riuscita dell’impresa. Il camioncino però è assalito, dopo poca strada, dai mandanti di Efisio che nel frattempo era stato sempre informato di tutto. Le gomme e i bidoni sono colpiti dalle scariche delle doppiette. Anche Napoleone è ferito a morte, ma ha il tempo di rispondere, colpendo uno degli aggressori: Barone, braccio destro di Barra. La disfatta è completa e Stanis non può neanche accusare alcuno, poichè Barone è sparito e non esistono prove dell’aggressione.

Efisio, trionfante, riprende i suoi attacchi per sposare Grazia e questa si decide ad accettare, disperata, dopo aver saputo che Stanis è andato via improvvisamente dal paese senza avere lasciato una parola per lei.

Arriva il giorno del fidanzamento; tutto il paese è riunito sulla piazza della Cussorgia in grandi preparativi. Mentre la festa è al suo culmine irrompe nello spiazzo, Stanis a cavallo, portando Barone ferito. Il giovane difatti, con l’aiuto dei suoi amici, è riuscito a trovarlo. La prova ormai esiste e i pastori e Gonario Falco si convincono della colpevolezza di Efisio. Questi, impadronendosi di un cavallo, riesce a fuggire. Viene inseguito e braccato fino al grande lago. Tutti gli intimano di arrendersi, poichè non vogliono colpirlo senza un legale processo; ma l’uomo ormai come pazzo spara e ferisce Stanis. I pastori allora rispondono al fuoco ed Efisio precipita fulminato nelle acque del lago.

Con un lungo abbraccio Stanis e Grazia suggellano la loro felicità e la liberazione di Altura, che potrà finalmente avviarsi verso una vita di progresso e di giustizia sociale.
(dal soggetto originale del film, 1949)

Per la rassegna “Il cinema racconta l’Italia” vi propongo questo film, girato interamente in Sardegna dal regista sardo Mario Sequi (nato a Cagliari nel 1913). Se volete sapere di più su questo film vi consiglio il documentario disponibile nel sito Sardegna Digital Library (interessante intervista al regista Mario Sequi).

Vorrei sapere come mai questo film, interamente girato ad Aggius e dintorni, interpreti secondari presi sul posto, non è disponibile in versione restaurata e non sembra interessare a nessuno. I soliti misteri del cinema?

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