Storia quasi apocrifa della Mostra del Cinema di Venezia 4

Programma 1932
Programma concerti e festeggiamenti Lido Venezia 1932

Eccoci al 4° capitolo della storia apocrifa, leggende e misteri vari, intorno alla prima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, anno di grazia 1932.

La leggenda dei 25.000 spettatori

Nel capitolo anteriore ho riferito della mancanza di sedie e poltrone, problema risolto avventurosamente all’ultimo minuto. Ufficialmente i posti a sedere sulla terrazza a mare dell’Hotel Excelsior erano 750, per il resto di spettatori solo posti in piedi:

“Di una cosa non potranno lagnarsi gli organizzatori di questo Festival che s’è conchiuso con The Champion di Vidor, domenica: del successo di pubblico. In alcune sere, sembra che il numero degli spettatori fosse superiore a milletrecento: cifra abbastanza cospicua.” Francesco Pasinetti (1)

Non so se vi è mai capitato di visitare l’Hotel Excelsior di Venezia e prendere un caffè nella bellissima “terrazza a mare”, ma 1300 spettatori sono molti, tanti, circa il doppio dei 750 posti a sedere “ufficiali”…

Anno 1936. Il Conte di Misurata, Giuseppe Volpi, factotum indiscusso della Mostra, ricorda la sua creatura in questi termini:

“La I Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, preparata rapidamente con l’ausilio dell’Istituto Internazionale per la Cinematografia Educativa, portò davanti al pubblico delle Biennali una quarantina di pellicole. Le proiezioni ebbero luogo di sera sulla terrazza a mare dell’Excelsior; due film in media per sera, per venti sere consecutive. Vi fu un referendum tra il pubblico, ma non vennero assegnati premi. Ottimo successo di critica, grande risonanza internazionale. Pubblico serale intorno alle 1000 persone; complessivamente per tutta la Mostra venticinquemila  spettatori. Partecipazione straniera: sette nazioni. L’Italia partecipò con un solo film. Film di prima visione assoluta per il mondo: nessuno”. (2)

Innanzitutto le date della I Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 1932 sono dal 6 al 21 agosto: quindici serate consecutive e non venti. Considerando il pubblico serale intorno alle 1000 persone, abbiamo una cifra “complessiva” di 15.000 spettatori. Con tutti i rispetti dovuti, signor Conte: i conti non tornano. Purtroppo questa “leggenda” dei 25.000 spettatori è dura a morire (controllate su internet).

Proiezioni private

Per quel che riguarda i film presentati alla I Mostra, riprendiamo ancora l’articolo di Pasinetti:

“All’invito indeterminato alla Case di inviare la migliore pellicola non si è poi accompagnata una selezione delle pellicole stesse alcune delle quali (David Golder, ad es.) sono state portate a Venezia con lo scopo di «piazzarle». Tuttavia non si può imporne al pubblico la visione: se ne facciano delle visioni private per gli industriali come s’è fatto per uno o due film non proiettati pubblicamente.”

Davvero? Quindi c’era la possibilità di proiettare i film “privatamente”. Un Mercato del Film nel 1932! Lasciamo la parola a Ludovico Toeplitz de Grand Ry:

“In un anno e mezzo vennero prodotti diciotto films, ma per quanto tentassimo di restringere al massimo i costi, era un’assurdità di voler produrre per la sola nazione poiché il mercato non riusciva che eccezionalmente a coprire le spese. Bisognava decisamente affrontare una produzione per il mondo intero, come al tempo del muto. Nei paesi latini, tanto in Francia che in Italia, ci si era specializzati nel doppiaggio dei films esteri. In Inghilterra e negli Stati Uniti, invece, a causa della loro abbondante produzione, si era contrari ai films che non fossero parlati con la vera voce degli attori. Ci erano quindi chiusi quei due grandi mercati, i più importanti del mondo. L’unico modo di risolvere il problema era di produrre dei films girati simultaneamente in italiano ed in inglese. Sarebbe quindi stato importante poter prendere contatti in modo stabile e continuativo con i produttori esteri e stabilire con loro una possibilità di scambi e di collaborazione. Fu così che in seguito alle mie pressioni sorse l’idea di creare una mostra internazionale d’arte cinematografica. Ebbi molte discussioni con i capi della Direzione Generale per la cinematografia e particolarmente con De Pirro, che, quando voleva, sapeva prendere, aiutato dai suoi occhiali, la espressione seria e attonita di Buster Keaton.

Non so come sia nata la leggenda che il Festival cinematografico di Venezia sia stata un’iniziativa del conte Volpi. Non ha avuto nulla a che fare con lui, essendo essa un prodotto dell’ambiente del film e non di quello del turismo.
Nel mio periodo di attività industriale avevo notato quanta importanza veniva data ai congressi, ai convegni ed alle fiere campionarie. Quando proposi di tentare anche per il cinematografo qualche cosa di simile, fui dapprima preso in giro, come se dicessi un’assurdità. Credettero nel progetto quando tutti i produttori interpellati furono concordi ed entusiasti.

Il primo festival del mondo nacque pertanto come una reale necessità cinematografica, in cui s’inserirono solo in un secondo tempo altri interessi, turistici e alberghieri. La coppa Volpi venne istituita molti anni più tardi, ma per il primo festival non ci venne neppure in mente di assegnare dei premi, bensì solo una classifica per graduatoria, a cui non volli che la Cines partecipasse, perché consideravo fossimo i padroni di casa che ospitavano gli altri, ed eravamo quindi fuori concorso.(…) La realizzazione della mostra sorpassò le mie più rosee speranze. Potei avvicinare tedeschi, francesi, americani ed inglesi, e gettare le basi per una produzione da farsi a Roma, con versione originale inglese e con versione sussidiaria italiana. Un gruppo inglese fu particolarmente attratto dalla mia proposta per una vita di Lord Byron, da girare a Venezia, a Ravenna, a Genova, e da concludere nelle paludi di Grado, senza dover andare necessariamente a Missolungi, in Grecia, per girarvi la morte del poeta-eroe.”

Ritorniamo adesso due post indietro per riprendere una parte della “storia” di Mario Camerini: “Il film, mi hanno detto, fu visto alle cinque del pomeriggio. Mi arriva un telegramma di Cecchi che mi dice che il film era andato benissimo e che Toeplitz voleva che io andassi subito a Venezia, perché i francesi volevano rivederlo ecc.”

Aggiungo che l’8 agosto, due giorni dopo l’inizio della Mostra, Toeplitz confermava alla stampa che il film di Gli uomini che mascalzoni era stato acquisito dalla Pathé per la distribuzione in Francia.

Vi starete domandando dove fu proiettato Gli uomini che mascalzoni “alle cinque del pomeriggio”, per il momento non ho altre informazioni, ma una cosa è sicura, e cioè che “non” fu presentato nella terrazza a mare dell’Hotel Excelsior alle cinque del pomeriggio. Sulla vera data di presentazione ho qualche dubbio. Nel volume Venezia 1932 – Il cinema diventa arte, citato più volte, scrivono che la “serata italiana” si svolse giovedì 11 agosto. Peccato che il 9 agosto, Vittorio Ricciuti, inviato del quotidiano napoletano Roma, scrive che dopo lo spettacolo italiano Gli uomini che mascalzoni, Raffaele Viviani, “insistentemente richiesto dal pubblico, si era alzato a dire delle poesie napoletane e sulla vasta terrazza… per un momento al tacito smeraldo di Venezia si sovrapponeva il luminoso azzurro di Napoli”. Per la verità, le serate italiane alla prima Mostra, erano più di una, i primi fotogrammi proiettati sullo schermo della terrazza a mare erano made in Italy: “Il programma s’apre con un film Luce, dopo il quale lo schermo riceve l’atteso capolavoro americano di produzione Paramount: Dottor Jekill and Mr. Hyde, realizzato da Mamoulian”(1) Possibile che nessuno ricordi il titolo del film Luce?

Da chi e perché è stato spostato in una serata diversa Gli uomini che mascalzoni? Perché hanno tagliato un rullo intero di A’ nous la liberté?

Potrei proseguire intorno ai misteri e leggende di questa prima Mostra per molti post, temo che non farei altro che lottare contro i mulini a vento…

A questo punto, e davanti all’impossibilità di trovare una macchina del tempo che mi permetta di assistere personalmente alla prima Mostra (e ritornare nel 2012 portandomi dietro le prove), non avendo a disposizione come strumento mediatico che questo misero blog, faccio mie le parole di Francesco Pasinetti “converrà non dimenticare che esiste qualcuno che vive per il cinema”, nel mio caso per la ricerca sulla storia del cinema, “e che ritiene questa attività molto, molto seria”, non si possono perpetuare certe leggende spacciandole per storia.

1. Kinema, 18-25 agosto 1932.
2. Giuseppe Volpi, La Mostra di Venezia, Cinema fascicolo 3, 10 agosto 1936.

Annunci

2 pensieri su “Storia quasi apocrifa della Mostra del Cinema di Venezia 4”

  1. Bella ricostruzioine complessiva, Utile e interessantissima. Hai perfettamente ragione: ricostruire la storia del cinema è un’attività molto seria, come è serio sempre il lavoro degli storici che i dedicano appassionatamente alla ricerca, studiando e confrontando i documenti del passato, quando ci sono, s’intende!
    Bravissima e davvero grazie.

I commenti sono chiusi.