Storia quasi apocrifa della Mostra del Cinema di Venezia 2

Premessa al secondo capitolo di questa “storia quasi apocrifa sulla Mostra del Cinema di Venezia”, tratta dal volume Venezia 1932 – Il cinema diventa arte (XLIX Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1992):

Purtroppo della I Esposizione d’Arte Cinematografica è rimasto ben poco quanto a immagini di cronaca. Tanto più che in precedenti testi sulle origini della Mostra sono state usate più o meno erroneamente fotografie di edizioni successive come rappresentazioni del 1932. Una carenza che nessuna delle tanti fonti consultate ha potuto colmare. Non ci resta quindi che una pallida immagine di quella che Lumière definì in una lettera inviata al conte Volpi alla fine della manifestazione, la “seconda invenzione del cinema”.
Giuseppe Ghigi

L’elenco dei film effettivamente presentato alla I Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica è sensibilmente diverso da quello annunciato sia nella conferenza stampa tenuta in luglio sia dal programma presentato nei giorni precedenti l’inaugurazione. Il calendario inoltre venne modificato anche in “corso d’opera”. (…) La mancanza (o l’irreperibilità) di un programma di sala o di un catalogo della prima edizione della Mostra è forse la causa degli errori nelle successive pubblicazioni monografiche dedicate alla storia della manifestazione.

La mancanza di documenti d’epoca ha creato intorno a questa prima Mostra molte leggende per colmare il vuoto. In altri casi si tratta di persone legate “sentimentalmente” alla storia della Mostra come la leggendaria Flavia Paulon che nel 1975 scrive: “La notizia della straordinaria iniziativa veneziana era giunta anche oltre Atlantico ed alcuni giornali di New York, di San Francisco e di Chicago, si meravigliavano della notizia che a Venezia si mostrassero i film “senza alcuna censura, senza limitazione di metraggio né obbligo di traduzione e che gli espositori presentassero semplicemente i loro film migliori nelle versioni originali.” (dal volume La dogaressa contestava – La favolosa storia della Mostra di Venezia. Dalle regine alla contestazione)

E’ vero, oltre Atlantico si meravigliavano, ma bisogna chiarire bene il motivo di tanta meraviglia:

2 luglio 1932 . International Artistic Cinematographic Exhibition August 1-15, held in connection with International Exhibition of Art, at the Lido Excelsior, Venice, Italy. Permit English Talkers At Venice Exhibition

English dialogue films in their original versions will be shown here nightly from Aug. 1 to Aug. 15 at the International Artistic Cinematographic Exhibition which for the first time will form part of the International Exhibition of Art held here biennially for the last 40 years. Under government law, showing of foreign dialogue talkers is barred throughout Italy, but on this occasion both American and European talkers will be exhibited in the hall of the Excelsior at Lido, and prizes will be awarded to the producers represented. H. E. Count Volpi of Misurata, ex -Minister of Finance, heads the executive committee of the aim exhibition, and honorary members include Adolf Zukor, Hiram S. Brown, E. W. Hammons, David Sarnoff, Joseph M. Schenck, Nicholas M.
Schenck, E. R. Tinker, Harry M. Warner, Albert Warner and others.

Arriva il mese di Agosto e la stampa italiana pubblica questo comunicato emanato dal Comitato della Mostra attraverso l’Agenzia Stefani:

3 agosto 1932. Proseguono alacremente i preparativi del grande Festival cinematografico organizzato a Venezia in occasione della Biennale d’Arte. Verranno presentati ogni sera, dal 6 al 21 agosto, sulla terrazza dell’Excelsior, al Lido, alcuni fra i più importanti e più noti film delle grandi case del mondo, non ché due novità italiane. Fra i film importanti, oltre Grand Hotel, Dr. Jekill, Il passaporto giallo, va ricordato Madchen in uniform (Ragazze in uniforme) film che sta riscuotendo , nelle principali capitali d’Europa, il più entusiastico successo. La Cines presenterà Gli uomini che mascalzoni!, il film con Vittorio De Sica e Lia Franca. Pare sicuro ormai l’intervento di alcune personalità dello schermo, tra cui Joan Crawford e Douglas Fairbanks jr. Anche Luigi Pirandello assisterà alla prima di Come tu mi vuoi, il film che la Metro Goldwyn Mayer ha tratto dalla sua commedia per l’interpretazione di Greta Garbo. Questa manifestazione biennale è destinata a diventare il più importante convegno della settima arte. Schiarimenti e programmi alla Segretaria dell’esposizione di Venezia.

La rivista Kinema di Milano si spazientisce e nel numero del 4 agosto 1932 pubblica il programma provvisorio: “Per quanto non ancora definito in tutti i suoi particolari, perchè alcune Case, più specialmente le inglesi, non hanno al momento in cui andiamo in macchina precisato nè i film che presenteranno, nè le date delle presentazioni, diamo qui il programma della grande manifestazione veneziana, con la quale la Cinematografia entra definitivamente nel numero delle esposizioni artistiche umane. Il Festival sarà inaugurato, come noto, la sera del 6 agosto con la presentazione del film: Gli uomini che impertinenti, film italiano di produzione Cines, diretto da Mario Camerini, e interpretato da Lya Franca e Vittorio De Sica. Seguirà La canzone di una notte, film tedesco (Ufa-Cine Allianz) interprete Jan Kiepura. Short dell’Istituto Nazionale L.U.C.E.”

Il film di Camerini, che si chiamava Taxi in corso di lavorazione, non è altro che Gli uomini che mascalzoni. Secondo Francesco Bono, nel volume dedicato alla prima Mostra del 1932 sopracitato, due settimane prima dell’inizio della Mostra “non era noto il programma, il 2 agosto era incompleto e il 4 agosto Bazzoni informò Volpi che viene modificata nuovamente la disposizione del programma”.

Vediamo adesso cosa racconta sulla partecipazione italiana alla prima Mostra di Venezia qualche “testimone”, per esempio Ludovico Toeplitz de Grand Ry: “Il 24 maggio 1932 la Biennale annunciò ufficialmente che la prima mostra internazionale dell’arte cinematografica avrebbe avuto luogo dal 6 al 21 agosto di quello stesso anno, a Venezia. Vi sarebbe stato un pubblico referendum per il migliore film.

Attraverso la Biennale ottenemmo di dare gli spettacoli all’Hotel Excelsior, che mise a nostra disposizione quello stesso salone che era servito per il mio teatro delle maschere ed il giardino immediatamente annesso.
Decidemmo, come Cines, di mostrare Gli uomini che mascalzoni. Nonostante il brevissimo tempo tra l’annuncio e l’inizio della mostra, otto nazioni erano presenti con ventinove films a lungo metraggio e dieci documentari.

Non mi rendevo conto che aveva inizio quella sera il primo festival cinematografico del mondo, che ha ormai tanta importanza e da cui sono nate tante manifestazioni analoghe.

Intervenimmo al gran completo: Cecchi, Camerini, De Sica e perfino il nostro Marcellino Caracciolo, che fungeva da public-relation. Intervennero anche Giuditta Rissone e Blasetti di cui presentammo con molto successo Assisi.

Sebbene il nostro film fosse presentato fuori concorso, il maggior successo lo ebbero Camerini e De Sica. Quest’ultimo era balzato di colpo alla notorietà e si muoveva un po’ impacciato, stordito da un pubblico al quale non era abituato.”(Ciak a chi tocca, Edizioni Milano Nuova 1964)

Mario Camerini invece racconta una versione dei fatti molto diversa: “Presidente della Cines era Toeplitz, figlio del famoso Toeplitz della Banca Commerciale, che aveva una moglie. Quando feci Gli uomini che mascalzoni presi De Sica, che era il bello in frac (aveva fatto Zabum con Melnati), perché mi resi conto che poteva fare la parte di un operaio. Ma Cecchi dovette lottare con Toeplitz e con sua moglie, la quale diceva: “Come! Un bel giovane in frac come De Sica lo mettete a lavorare da operaio! Questo è un errore enorme!”. Non c’erano film da mandare a Venezia, e allora mandarono Gli uomini che mascalzoni. Cecchi lo mandò con entusiasmo, ma Toeplitz e la moglie non volevano. Il film, mi hanno detto, fu visto alle cinque del pomeriggio. Mi arriva un telegramma di Cecchi che mi dice che il film era andato benissimo e che Toeplitz voleva che io andassi subito a Venezia, perché i francesi volevano rivederlo ecc. Siccome era Toeplitz che non mi aveva invitato a Venezia prima, che aveva detto: “Mandiamo il film ma Camerini non viene”, allora spedii un telegramma: “Commendator Toeplitz, non sono un pacco postale. Mario Camerini”.” (intervista a cura di Lorenzo Codelli, Sergio Grmek Germani e Patrizia Valentini, con la collaborazione di Giuseppe Lippi e Marina Silvestri in Materiali sul Cinema Italiano 1929/1943, Undicesima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, Pesaro 1975)

Mario Camerini c’era o non c’era alla prima Mostra di Venezia? Hanno proiettato Gli uomini che impertinenti-mascalzoni alle cinque del pomeriggio sulla terrazza dell’Hotel Excelsior? Sono arrivati a Venezia Greta Garbo, Luigi Pirandello, Joan Crawford, Douglas Fairbanks jr? Che film ha inaugurato la prima Mostra? La soluzione, forse, al prossimo capitolo…

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6 pensieri riguardo “Storia quasi apocrifa della Mostra del Cinema di Venezia 2”

  1. Intrigante mistero! Bello e interessante, come il precedente, questo post, che aiuta a capire la vita difficile di alcuni intelligenti cineasti durante il regime fascista!

    1. Guarda che il “caos” d’informazioni sulla prima mostra è soltanto uno dei tanti “casi” da risolvere. Molti archivi italiani degli anni 30/40 sono scomparsi nel nulla.

      1. Lo immaginavo. Interessante sarebbe cercare di comprendere come e perché!
        Gli archivi privati di quegli anni non hanno nulla?

      2. Non è facile arrivarci credimi, quando si tratta di quelli anni ti trovi davanti molta diffidenza, nei ricercatori free-lance, e ancora di più nelle istituzioni. Se non bastasse, le grandi famiglie venete sono tra le più diffidenti del pianeta. Non scherzo.

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