In villeggiatura

Corrispondenza malinconico-nostalgica senza spostarmi di casa.

Anche quest’anno la patria dell’immortale Desiderio (il quale, oltre che dalla balia, fu nutrito dalle Grazie) rigurgita di villeggianti, in faccia alla crisi mondiale. Non perchè qua ci si stia meglio che in un altro posto; non vi fate illusioni: solite cose, soliti inconvenienti, soliti… ristoranti che non ristorano nulla, meno di tutto lo stomaco; dove però si trova sempre la carne a buon prezzo, mosche comprese. Ormai benessere è parola priva di significato, si sa. La vita? Questione di adattamento. Nonostante tutto ciò, le persone, per forza d’abitudine, per la febbre della vacanza ad ogni costo, febbre senza più termometro che la misuri, affollano le stazioni climatiche, balneari o anche soltanto i luoghi di villeggiatura nei quali, qualche volta, si ha l’illusione di essere al mare… tanta è l’affluenza dei pescecani! Basta, lasciamola lì, diceva uno che non voleva spaccarsi le dita.

Questo paese dunque, come sapete, è patria di artisti; però io conosco un povero diavolo, il quale in altri tempi faceva lo scultore ed ora… spazza, più dignitosamente che gli è possibile, il suolo pubblico. Voi direte: «Spazzerà le strade con arte…». Eh, lo capisco, tuttavia… Del resto la maggior parte degli individui, si prende forse pena di certi misfatti che pungono il cuore degli idealisti? L’arte! è roba da mangiare? No. E allora? E vengono a villeggiare sulle amene pendici dove gli scultori fanno gli spazzini, senza scrupoli e senza rimpianti. Siamo giusti: anche ad essi sono riservate le gioie, diciamo così, dell’ora difficile che stiamo attraversando. Fare il villeggiante non è facile come nei tempi andati.

Ai primi bollori, dopo chiuse le scuole. si lasciavano le lastre infocate della città, per correre in mezzo al verde, in una vita patriarcale, quasi primitiva… Là, sdraiati sull’erba, magari senza leggere il giornale, ma piuttosto un libro. Là, a fantasticare senza limiti nè restrizioni. Allora la villeggiatura faceva prò, rappresentava un’oasi nell’arido tram tram della vita quotidiana. Oggigiorno invece il villeggiante, non volendo, si trasforma. E’ un povero disperato come gli altri, che gode la sua disperazione all’aria aperta, piuttosto che tra le vie più o meno ottuse della città: questa è la sola differenza.

Prima, era un’altra cosa: il villeggiante aveva tempo e voglia di godersi quello scampolo di dolce far niente; anzi ci si abbandonava con gioia. Passeggiate; cocomerate; merende. Diventava anche poeta; si lasciava… rapire dalle bellezze della natura, viva e morta. «Uh! guarda quella casa lassù!» – e zacchete, una fotografia…

Ma ora c’è ben altro da fare, da vedere, da pensare; c’è ben altro che ci assorbe, che ci rende ciechi, che ci rende sordi.

… a seguire, forse!

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3 pensieri riguardo “In villeggiatura”

  1. volevo scrivere chic seguito dal punto esclamativo, ma non ho messo la maiuscola ; era inoltre mio intento aggiungere qualcos’altro, ma è partito tutto molto in fretta. Aggiungo quindi ora: bellissimo lavoro questo dei liceali, che mostra anche la cittadina nella sua semplicità di villaggio toscano, simile a molti altri nelle case, nei negozi e forse anche nei porti. Ora non si vedono che porti ogni 25 chilometri lungo il litorale toscano, purtroppo!

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