Storia di Cinecittà: una città nella città

Vittorio D Sica 1935
“Alla Cines il fervido lavoro non si arresta. Qui si vede Vittorio De Sica, accorso tra i primi nella notte dell’incendio, davanti al tragico paesaggio che vedrà quanto prima risorgere nuove e ancora più moderne costruzioni.” da Cinema Illustrazione ottobre 1935

«Questa città del cinema nacque nel 1937 ai piedi dei colli Albani, come Roma.  Era più giovane di ben 2716 anni, ma già nella sua storia c’era un incendio, non importante come quello di Roma, ma altrettanto doloroso. Si trattava dell’incendio che una sera del settembre 1935 aveva distrutto i teatri di posa della società cinematografica Cines, la più importante dell’epoca. Questi sorgevano nei pressi della Basilica di San Giovanni, laddove il centro abitato di Roma si era già spinto da un pezzo.»(1)

E qui facciamo una pausa.

Giugno 1935. La Società Anonima Italiana Stabilimenti Cinematografici (S.A.I.S.C.), gruppo finanziario capeggiato da Carlo Roncoroni, acquista la Cines:

A proposito della Saisc, che rilevò dall’Iri la Cines e della quale era presidente l’on. ing. Carlo Roncoroni, molti «si dice» circolarono allora nell’ambiente. Che la rilevazione del complesso produttivo dall’Iri sia avvenuta facilmente, anzi «troppo facilmente», è lo stesso Freddi ad averlo scritto (Luigi Freddi, Il Cinema, L’Arnia 1949). Philip V. Cannistraro nel suo saggio Il cinema italiano sotto il fascismo (Storia contemporanea, n. 3, 1972), riferendosi a questa operazione la attribuisce «ad un gruppo finanziario capeggiato da Luigi Freddi». Sull’argomento Freddi, contrariamente al suo solito, è piuttosto evasivo. Mette conto citarlo: «Nel contempo rivolsi tutta l’attenzione agli stabilimenti di posa: alla Cines in particolare. Nel giro di poche settimane, orientatisi verso la figura dell’ing. Carlo Roncoroni, noto industriale attivo e capace, si ottenne facilmente, troppo facilmente!, il prelievo dall’Iri ed il passaggio alla nuova società di Roncoroni del complesso di via Vejo».

C’è quell’orientatisi che lascia del tutto nell’ombra (dietro le quinte propriamente) chi e perché si sia rivolto proprio a Roncoroni, il quale – ne deriva – si precipitò a costituire una società (con un capitale di lire 10.000 si tenga a mente!) appositamente per l’acquisizione della Cines.

Sta di fatto che l’Iri, cioè lo Stato, si sbarazzò con estrema disinvoltura della Cines per consegnarla ad un privato e sta di fatto ancora che la Cines andò a fuoco alcuni mesi dopo, per l’esattezza la notte del 26 settembre 1935, e che l’on. Roncoroni accettò «senza esitare» (Freddi) la proposta quella stessa notte fattagli da Freddi per «italianamente tirar frutto dall’avversa fortuna e volgere al bene la tragica circostanza che si presentava e prevedere e prevenire i tempi nuovi, creando, dalle rovine ancora fumanti dei vecchi stabilimenti, i nuovi adatti agli sviluppi che stava per prendere la nostra produzione: Cinecittà».

Che l’on. Roncoroni non abbia avuto esitazioni è del tutto comprensibile. Non sarebbe stato lui a dover reperire e rischiare i capitali occorrenti per la costruzione di Cinecittà: ci avrebbe pensato lo Stato, fermo restando che il complesso del Quadraro sarebbe rimasto, come è rimasto fino alla sua morte (avvenuta nel settembre 1938), di sua proprietà. Nel caso non risultasse chiaro e poiché, quantunque nota, la circostanza non è proprio di dominio pubblico, gioverà ripetere che Cinecittà, fastosamente inaugurata da un Mussolini in verità un po’ immusonito, addì 28 aprile del 1937, era di proprietà privata. Solo alla morte di Roncoroni passò, dopo la rinuncia degli eredi (le passività non erano davvero trascurabili) al demanio dello Stato…
Lorenzo Quaglietti (Storia economico politica del cinema italiano 1945-1980, Editori Riuniti 1980

Ed io aggiungo, sempre nel caso non risultasse chiaro, che la notte del 26 settembre, un incendio scoppiato nel teatro n. 4 distrusse alcune attrezzature e parte di un teatro, non l’intera Cines, i teatri continuarono a funzionare. Il vero problema per la vecchia gloriosa Cines fu che si trovava, come alcuni eroi, nel posto sbagliato al momento giusto: “laddove il centro abitato di Roma si era già spinto da un pezzo”. In poche parole, il terreno dove sorgevano i teatri valeva una fortuna, mentre al Quadraro c’era ancora la campagna.

«L’industriale Carlo Roncoroni e l’architetto Gino Peressutti, che progettò gli stabilimenti, scelsero un appezzamento di 600.000 mq., sulla via Tuscolana, a 9 Km. dal Campidoglio che, senza essere particolarmente lontano dal centro, era già oltre la periferia. Con una rapidità che ancor oggi sembra miracolosa i lavori furono portati a termine in meno di due anni. Nell’aprile del 1937 Cinecittà era pronta per l’inaugurazione: Peressutti era riuscito a costruire, in 140.000 del 600.000 mq. disponibili, ben 73 edifici, comprendenti i teatri di psa, le centrali elettriche, gli uffici per la direzione, gli studi per le registrazioni sonore, gli impianti di proiezione, le officine, i laboratori, le attrezzerie e tutto il complesso dei servizi.»(2)

Testi 1 e 2, a cura dell’Ufficio Stampa di Cinecittà anni ’60.

Segue…

4 pensieri riguardo “Storia di Cinecittà: una città nella città”

  1. Oggi 21 giugno ore 17,30 Manifestazione Comitato Cinecittà Bene Comune presso piazza di Cinecittà, per dire no alla trasformazione urbanistica degli Studios di via Tuscolana.

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