Vita difficile di Ninotchka

Proiettato per la prima volta il 14 ottobre 1939 in visione privata e presentato il giorno 3 del mese successivo al pubblico americano che lo accolse con grande entusiasmo, Ninotchka sembrò dovesse avere una vita lunga e felice, piena di oro e allori.

Ma c’era la guerra e una « drôle de guerre », come bene la definirono i francesi. Una strana guerra che doveva sconvolgere anche il destino dei film. Infatti la situazione politica internazionale ebbe sviluppi tali per cui tutti i paesi che avrebbero volentieri proiettato Ninotchka perché era antirusso, non potevano averlo perché in guerra con l’America; quelli che l’avrebbero potuto acquistare perché alleati dell’America non potevano proiettarlo perché era antirusso. Negli stessi Stati Uniti, non appena la Russia si schierò al loro fianco, ne venne sospesa la proiezione. Cosicché il film fu chiuso in un magazzino in attesa che la guerra finisse, che i popoli tornassero fratelli e che gli uomini avessero di nuovo voglia di ridere.

Non si sa bene come si sia riusciti a far entrare Ninotchka in Italia durante quel periodo. C’è chi dice che fosse stato acquistato in Svizzera da un accorto diplomatico e chi invece che facesse parte del bottino di una brillante « azione di guerra », di un gerarca fascista richiamato alle armi. Certo è che nei primi mesi del ’42 il film — in inglese con sottotitoli francesi — si trovava a Roma.

Proprietario, o meglio « strano possessore », Vittorio Mussolini, allora presidente della Aci, il quale, approfittando della speciale protezione di cui godeva, cercava con tutti i mezzi di sfruttare quella miniera d’oro su cui era riuscito a metter le mani. Ma la cosa non risultò facile: il film era sì antirusso e quindi utile alla propaganda fascista, ma purtroppo realizzato da una delle quattro grandi Case americane, la cui produzione era esclusa da tempo dagli schermi italiani. Tuttavia anche questo grosso ostacolo fu superato, come fu superato l’altro, costituito dal fatto che i diritti di Ninotchka non erano stati regolarmente acquistati dalla M.G.M.: si applicarono al film gli stessi criteri usati in quei tempi nel campo editoriale per i romanzi e con il deposito di sole 20.000 lire, l’Aci Europa ebbe la via libera per il doppiaggio. Così nell’estate del ’42 era pronta — naturalmente riveduta e corretta — l’edizione italiana.

La prima proiezione avvenne alla Aci, in forma particolarmente segreta (gli stessi impiegati di quella Casa cinematografica ne furono esclusi) e destò, come si prevedeva, il generale entusiasmo. «Dovremo chiamare la polizia — dicevano — dovremo organizzare uno speciale servizio d’ordine per trattenere la folla…. » e si fregavan le mani e facevano calcoli…. Ma furono calcoli sbagliati. In «alto loco» la questione Ninotchka fu ripresa in esame e molti nuovi dubbi vennero fuori. Che reazione avrebbe provocato nel pubblico italiano il ruggito del leone della Metro? E l’improvvisa riapparizione sullo schermo di alcuni tra i più grandi attori americani che erano stati sempre i suoi beniamini? E l’entusiasmo che la proiezione del film avrebbe suscitato non avrebbe indebolito l’odio che i 45 milioni di fascisti dovevano nutrire per la demogiudoplutocrazia americana ? E poi…. e poi…. non c’era troppa somiglianza tra alcuni aspetti della vita italiana e quella russa così come appariva nel film?

Specie a quest’ultima domanda non si osò dar risposta: la pellicola fu dichiarata « controproducente » e ne fu sospesa immediatamente la distribuzione.

Così il Cinema Corso aspetta ancora la grande «prima», Vittorio Mussolini i milioni e la polizia la chiamata per lo speciale servizio d’ordine.

Per due anni non si parlò più di Ninotchka. Ma quando gli alleati arrivarono a Roma, il P.W.B. si vide consegnare in perfetto stato, chiusa in nove lucide scatole di latta, l’edizione in inglese del film. La miniera d’oro si era trasformata, come dicevano quelli della Fincine (succeduta alla Aci) in una bomba. Era meglio liberarsene prima che scoppiasse. Gli alleati accettarono il dono e Ninotchka ritornò ai suoi legittimi proprietari.

Niente invece si sa dell’edizione italiana: ma al momento buono verrà fuori sicuramente. Doppiare un film costa e certo chi sborsò allora il denaro, vorrà per lo meno rifarsi delle spese.

(storia raccontata da Michele Gandin nel 1947)

Il film ottenne il definitivo nulla osta per l’Italia nel 1948. Una domanda: il doppiaggio era quello del 1948, o quello del 1942?

4 pensieri riguardo “Vita difficile di Ninotchka”

    1. L’articolo, questo è soltanto un estratto, è pubblicato in Film Rivista anno 1947, in questo momento (sono in vacanza) non posso dirti altro.

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