O mia capitale!

Ci si meraviglia nella capitale non di quanto gli antichi abitanti hanno potuto costruire ma di quanto i loro indegni eredi hanno saputo distruggere. Le antiche rovine sbigottiscono per la loro imponenza, eppure voi sentirete i cittadini parlare spesso di ricostruzione.

La capitale mostra i segni dell’antica sua storia sopratutto nei suoi abitanti: è una città di liberti, di clienti e di senatori decaduti che trascinano carrette o guidano taxi conservando nella tramontata potenza un rispettabile naso. E’ raro incontrarvi un uomo libero, capace di ingenuità, di grandi entusiasmi, di profonde indignazioni. Predomina nei cuori l’aridità, benché tutti siano generosi, nei cervelli la sufficienza, l’ironia sorregge gli spiriti. Il cittadino non perde occasione per rendersi felice e agevolare, dietro compenso, la felicità altrui. Famosa resta la frase del rigido generale nemico che occupò la capitale durante l’ultima guerra: “Come ci si corrompe bene in questa città!”.

Ennio Flaiano (Diario Notturno, 1956)

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