Giornali d’Italia

Il Giornale d'Italia
Il Giornale d'Italia, nato nel 1901, ultima edizione 24/25 luglio 1976

Il giornalismo vero dei tempi moderni, quello nato coll’arte della stampa, ebbe, a quanto pare, la sua prima origine a Venezia, che già al tempo delle guerre della repubblica con Solimano II (1522) ne apparvero traccie. E’ diffusa, del resto, l’opinione che unisce il nome dei giornali, ivi in uso, al nome della moneta gazzetta che si pagava per averli, cosicché, coll’andar del tempo, il nome della moneta sarebbe passato al foglio contenente le notizie. Si conservano collezioni di tali gazzette: una dal 1555 in poi, altra del 1605, una terza dal 1621, ecc.: tutte con notizie politiche, commerciali e marittime, e con corrispondenze, non solo d’altre città d’Italia, ma pure da Stati esteri; la maggior parte contenente anche gli atti del Governo; talune con supplementi; le ultime anche colla cronaca cittadina.

A Firenze sorse nel 1636 una gazzetta a stampa, a Roma nel 1640, a Milano nel 1641, a Genova nel 1642, nel 1645 a Torino, e via via…

Si dice che il primo giornale italiano con un vero titolo sia Il Sincero, pubblicato a Genova nel 1648. Ancora a Venezia, passato il suo primo periodo di nascita, ebbe la maggiore diffusione il giornale. Nel secolo XVIII, alle gazzette politiche, tengono dietro riviste e giornali letterari, per esempio: Il giornale dei letterati d’Italia, di A. Zeno; Il Foglio per le Donne, il Diario di C. Zane, ecc. Nel 1760 Gaspare Gozzi infonde nuovo risveglio alla Gazzetta Veneta, nel 1761 crea l‘Osservatore Veneto.

Fra le schiere dei giornali letterari e di costumi, dovunque poi diffusisi, è notevole la mordace Frusta letteraria del Baretti, ma, su tutti, il filosofico ed umanitario Caffè di Milano (1764), sorretto dal Beccaria, da Verri, Lambertenghi, ecc., dove spira l’alito della vita moderna, ed in cui, sotto l’apparente levità della forma, sono trattate profondamente questioni di commercio, d’economia politica, di scienze naturali.

Non molto tuttavia era ancor avanzato lo sviluppo del giornalismo politico.

Dopo e durante la rivoluzione francese apparvero qua e là giornali dedicati alla critica letteraria e scientifica, ma dove è forte l’influenza dell’enciclopedismo, sbrigliata la forma, dove rivoluzionarie appaiono le idee, men fredde, aride ed impassibili, che per lo innanzi, le discussioni politiche. Son giornali d’allora il Giornale italiano, il Termometro politico, il Poligrafo, il Mercurio d’Italia, diretti da Guillon, da Saffi, Monti e Compagnoni, ed altri assai, specie a Milano.

Ripristinato il governo austriaco, non mancarono giornali col proposito di assecondarne le mire e formare una pubblica opinione in Italia contraria alle idee propagate dalla rivoluzione: tale fu specialmente la Biblioteca italiana, diretta dall’Acerbi e durata dal 1816 al 1857. Ma altri giornali pur sorsero a propugnare principi patriotici e liberali, specialmente il Conciliatore, creato dal Pellico nel 1818, la Gazzetta di Firenze, l’Antologia del Viesseux, il Politecnico di Cattaneo, l’Euganeo di Stefani, la Gazzetta Piemontese del Romani, il Messaggiere Torinese del Brofferio, ecc.

Il 1848 inizia i giorni della riscossa, e da un dì all’altro crebbe una coraggiosa stampa con giornalisti di splendido ingegno e di indomito coraggio, quali Mazzini, Cattaneo, Correnti, Cavour, Brofferio, Gioberti ed altri.

Le vittorie sull’Austria, nel 1859, e le successive annessioni han dato rapido incremento al giornalismo nostro. Tutti ne siamo testimoni.

Agostino Ramella
(Giornali e giornalisti, Sonzogno 1898)