Chi ha paura di Le mani sulla città di Francesco Rosi?

Le mani sulla città
Le mani sulla città 1963

Il crollo di un caseggiato spinge una commissione d’inchiesta a indagare sull’impresario edile Edoardo Notola, impresario edile e uomo politico. L’intervento del capogruppo del partito di destra che controlla l’amministrazione della città, blocca l’inchiesta. In cambio di questo favore, il capogruppo del partito di destra chiede a Notola di non presentarsi alle elezioni, ma Notola rifiuta. Con il suo pacchetto di voti, Notola passa al partito di centro. Dopo le elezioni, che hanno perduto, i politici del partito di destra chiedono la testa del “traditore”. Ma De Angeli, nuovo amministratore della città riesce a pacificare gli animi e Notola diventa assessore ai lavori pubblici. Il sacco della città può riprendere.  In sintesi, il discorso del film è questo: Un terreno che all’inizio del film costa trecento lire al metro quadrato, alla fine del film ha raggiunto il prezzo di settantamila lire al metro quadrato.

La prima sequenza è una ripresa aerea di una città che potrebbe essere qualsiasi città d’Italia. La città è infatti Napoli, anche se questo non viene mai detto, nessun punto di riferimento. Molti degli eventi descritti sono ispirati ad eventi accaduti a Napoli negli anni 1960 e 1961.

La tesi di Francesco Rosi è che il presente si può dedurre dal passato: “Mi muovo sulla realtà viva, su problemi che sono in atto, su una materia che appartiene al nostro presente”. Rosi aveva realizzato previamente altri due film-inchiesta: La sfida, sulla mafia ortofrutticola napoletana, e Salvatore Giuliano.

«L’dea di questo film è nata in lui da un’ istinto di ribellione davanti alle notizie di certa sfacciata speculazione edilizia in atto. Rosi in fondo ha il temperamento rigido ed intransigente del moralista e questa sua rivolta ha subito coinvolto un giudizio sulla corruzione dilagante in certi ambienti protetti dalla una politica sempre pronta ai compromessi ed a manovre sotterranee. Per qualche mese Rosi non ha perso neppure una riunione del Consiglio Comunale di Napoli, poi assistè attento e severo a tutto lo svolgimento del Congresso democratico di Napoli, ha preso contatto con molti ambienti del sottobosco industriale e democratico della città.» (dall’articolo di Vittorio De Grandis, pubblicato nella Fiera del Cinema, aprile 1963, il film era ancora in corso di realizzazione)

Al giorno di oggi, il film è disponibile in DVD soltanto nella edizione della Criterion Collection, ecco il link: Hands over the City

Io, e molti altri, siamo sorpresi e curiosi. Chi ha paura di Le mani sulla città, regia di Francesco Rosi, anno 1963?

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8 pensieri su “Chi ha paura di Le mani sulla città di Francesco Rosi?”

  1. Pensa che, non solo a Napoli, c’è una rivendicazione-gara a qual è il vicolo più stretto della città… Ci sono due palazzi, che mi pare si vedano un attimo mentre passeggiano(l’ho visto diversi anni fa) che i balconi quasi si toccano. I politici mi sono sembrati uscire dallo schermo, impressionante!

    1. Secondo me, conoscendo l’ambiente (l’ambiente video-cinematografico), c’è qualche, come dire, ordine superiore per non farlo vedere, non farlo vedere troppo… Non so cosa pensa Francesco Rosi, se lo incontro da qualche parte gli faccio la domanda.

      Grazie per il commento, davvero.

      1. Sì, in un certo senso hai ragione che c’è molta reticenza nel far vedere questo film. A me lo fece vedere il mio prof del liceo di chimica, poi mai più fatto vedere dai prof dell’uni o simili! Comunque credo che non ci sia bisogno di un ordine superiore: è molto peggio! Si autocensurano direttamente da soli!

  2. Caro myfulllresearch, ho visto anch’io che il film è disponibile sul web, ma si tratta di renderlo disponibile senza essere costretti a scaricarlo piratescamente. Grazie per il commento, scusami se non pubblico il link.

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