David Hemmings eterno beatnik

Blow Up
Verushka e David Hemmings in una scena di Blow Up

Nato a Guilford, nella broker belt di Londra, quartiere di periferia abitato dagli agenti di Borsa, fece parte a otto anni dall’English Opera Group. La sua voce bianca lo portò in tournée in tutta Europa. Aveva appena dodici anni quando Benjamin Britten lo volle come protagonista di The turns of the screw alla prima mondiale di Venezia: «Mi accompagnarono i miei genitori. Non credo di essere mai stato così felice in tutta la mia vita. Andavo in gondola tutti i giorni, e in paio di settimane imparai un po’ d’italiano».

Due anni più tardi cambiava però la voce: «Mi dedicai allora seriamente alla recitazione: televisione, teatro». I critici gli predissero una carriera folgorante: «è un genio precoce». Il genio precoce era però assalito quasi ogni mese da una passione nuova. Abbandonò le scene per iscriversi alla scuola di pittura Epson Art School. L’anno successivo, armato da una chitarra e di un pennello, era in giro per Europa, da solo: «Andai in Austria, dove mi guadagnai la vita suonando la chitarra in un night club. Poi in Francia: facevo ritratti della gente sui marciapiedi, a un franco e mezzo l’uno. A Juan-les-Pins un giorno coprii di disegni 250 metri di asfalto. Guadagnai una piccola fortuna!».  I suoi genitori, allarmati dai vagabondaggi di questo figlio beatnik, insistettero affinché tornasse in patria: «Li accontentai, perché capivo che non avrei concluso niente, ed ero molto ambizioso, deciso a sfondare».

Di ritorno a Londra David si innamorò perdutamente dell’attrice Jenny Lewes, e la sposò nel 1961: «Ai miei genitori non sembrava vero: volevo mettere la testa a posto! Il guaio è che non si diventa maturi così, da un giorno all’altro, non con il matrimonio. Io non ho mai saputo resistere alle donne!». Dall’unione nascono due figli, ma tre anni dopo Jenny Lewes chiedeva e otteneva il divorzio per adulterio.

Prima di girare Blow Up, David Hemmings viveva in un modesto appartamento a Croydon. Dal 1967, il beatnik David si fa conquistare dagli alberghi lussuosi, dei bei vestiti, dei ricevimenti, ma non indosserebbe mai una cravatta, una giacca chiusa e le formalità. Il successo comporta certi obblighi, senza rinunciare del tutto alle ribellioni: da alcuni posti riesce ancora a farsi cacciare, altri li evita accuratamente: «Il successo non ha trasformato il mio carattere, ha completato piuttosto la mia evoluzione. Prima di Blow Up avevo già interpretato trentasette film: particine, d’accordo, ma ero in ascesa, avrei sfondato comunque. Il debito che ho con Antonioni è questo: che ho imparato più con lui in poche settimane che con altri in molti mesi. E’ un grande regista». Ma “la scoperta del 1967”, come lo definisce la stampa dell’epoca, non rinuncerà mai del tutto alla sua natura beatnik: «Recitare o dirigere film non è la cosa più importante per me. Voglio scrivere, voglio dipingere, voglio fermarmi a pensare…».

David Hemmings è morto in Romania il 3 dicembre 2003, aveva 62 anni.