Contadini del mare di Vittorio De Seta

Vittorio De Seta ha realizzato in Sicilia un gruppo di documentari in cinemascope, la cui principale caratteristica è l’assenza di ogni commento sia parlato che musicale. Ne deriva il vantaggio che lo spettatore non è costretto ad ascoltare le piatte esposizioni dello speaker, e a sentire la consueta musica composta in quattro e quattr’otto da musicanti mestieranti. Ma accanto a questi vantaggi, nell’accorgimento di De Seta è insito un pericolo, quello di cadere nella retorica del’antieroica. E a conti fatti, dopo la duplice esperienza di De Seta, non è detto che i commenti parlati e musicali escano sconfitti in quanto tali. Se mai escono sconfitti i cattivi commenti.

Contadini del mare descrive un’ennesima volta la pesca del tonno mediante il caratteristico sistema usato in Sicilia. Le esclamazioni e i canti dei pescatori, e il rumore dell’acqua sostituiscono ogni altra forma di commento sonoro. Il cortometraggio è nel complesso convenzionale: tuttavia, le immagini finali (la sera, a pesca terminata, le barche si avviano verso casa trainate da un motoscafo che riempe l’aria con il rumore sordo del suo motore) evocano un senso di pace e di bellezza.

T G. (Cinema Nuovo, 10 gennaio 1956)

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