Casanova in Svizzera

In Svizzera un albergatore non sempre è un uomo qualsiasi, se ne vedono molti che mantengono la propria casa così bene quanto può fare, altrove, un uomo della più alta condizione sociale, ma ogni paese ha i suoi costumi. L’albergatore partecipa alla stessa tavola degli ospiti e non ritiene di umiliarsi facendo pagare coloro che vi hanno mangiato. Ha ragione. Umiliante è soltanto il vizio. Un albergatore svizzero occupa il  primo posto a tavola, unicamente per vedere coi propri occhi che tutti siano ben serviti. Se ha un figlio questi non si siede affatto a tavola come il padre, anzi serve, salvietta alla mano. A Sciaffusa il figlio del mio albergatore, capitano dell’esercito imperiale, rimase in piedi dietro alla mia sedia per cambiarmi i piatti, mentre suo padre faceva, a tavola, gli onori del pranzo. Dovunque, altrove, egli si sarebbe fatto servire, ma in casa sua reputava di onorarsi servendo e aveva ragione.

Gli svizzeri hanno queste idee, qualche cervello leggero li deride, ma molto a torto. Tuttavia il senso dell’onore e la lealtà tanto vantate dagli svizzeri non impediscono loro di scorticare i forestieri per lo meno quanto in Olanda, ma gli imprudenti, che si lasciano scorticare, non tardano a imparare: gli accordi vanno fatti prima e allora si è trattati bene e a prezzi ragionevoli.

Da La mia vita, di Giacomo Casanova

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2 pensieri su “Casanova in Svizzera”

  1. Nel giudizio corrente, di Giacomo Casanova si sa poco e male. La lettura della sua (intera) opera aiuterebbe a conoscerlo meglio. Al cinema, Fellini ne propose una riduzione fallocentrica, anche se nella descrizione filmica dei suoi ultimi anni fece uscire cenni della vera personalità del Cavaliere di Seingalt (la derisione dei tedeschi, le loro invettive per il ‘macaroni’, bilanciate dalla sciorinatura estemporanea da ‘L’Orlando Furioso’).
    Tra l’altro, Casanova scrisse:
    «Per l’uomo pensante, niente è più caro della vita, e però il più voluttuoso è colui che esercita al meglio la difficilissima arte di farla scorrere veloce. Non perché sia più breve, ma perché il piacere ne renda insensibile il corso».

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